Francesco ha scritto poco, ma i suoi scritti sono la voce più diretta della sua fede: preghiere, lodi, lettere ai frati e ai fedeli, le Regole e il Testamento. Quasi tutti sono in latino; il Cantico delle creature è in volgare umbro ed è uno dei primi testi della letteratura italiana.
Per ogni scritto trovi l’occasione in cui nacque, una traduzione italiana e, da aprire, il testo originale. Le traduzioni sono quelle libere da diritti dell’Ottocento e del primo Novecento, con la lingua e l’ortografia del tempo; dove non esistono, la traduzione è del sito ed è indicata come tale. La sigla FF rimanda alla numerazione delle Fonti Francescane, la raccolta di riferimento degli scritti di Francesco e delle sue biografie.
- Il Cantico e i canti in volgare (2)
- Preghiere e lodi (14)
- Lettere (11)
- Scritti per santa Chiara (2)
- Lettere e scritti perduti (4)
- Regole, Testamento e Ammonizioni (7)
- Attribuiti a Francesco, ma non suoi (2)
- Le canzoni dedicate a Francesco
Il Cantico e i canti in volgare
I due testi che Francesco scrisse in volgare umbro, la lingua parlata del suo tempo, nel 1225 a San Damiano.
Cantico di frate Sole (Cantico delle creature)
Composto a San Damiano tra l’inverno e la primavera del 1225, quando Francesco, ormai quasi cieco e molto malato, lodò Dio attraverso tutte le creature. La strofa del perdono fu aggiunta per riconciliare il vescovo e il podestà di Assisi, quella di «sora nostra morte corporale» poco prima di morire, nel 1226.
Il testo con la tavola illustrata dei Cavalieri è nell’articolo «Francesco Cavaliere dei Poveri, ricco d’amore». Il «Cantico di Frate Sole» è anche il titolo del manuale consegnato al Socio Cavaliere: scopri come diventare Cavaliere.
Incipiunt laudes creaturarum quas fecit beatus franciscus ad laudem et honorem dei, cum esset infirmus apud sanctum damianum.
Altissimu onnipotente bonsignore.
tue so’le laude la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo altissimo se konfano.
et nullu homo ene dignu te mentovare.
Laudato sie mi signore cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno et allumini noi per loi.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,
de te altissimo porta significatione.
Laudato si’ mi signore per sora luna e le stelle,
in celu l’ai formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’ mi signore per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dai sustentamento.
Laudato si’ mi signore per sor aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’ mi signore per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte,
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’ mi signore per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’ mi signore per quelli ke perdonano per lo tuo amore,
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke l’sosterrano in pace,
ka da te altissimo sirano incoronati.
Laudato si’ mi signore per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po skappare.
Guai acquelli ke morrano ne le peccata mortali,
beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati,
ka la morte secunda nol farrà male.
Laudate et benedicete mi signore et rengratiate
et serviate li cum grande humilitate.
Testo in volgare umbro dal codice 338 della Biblioteca del Sacro Convento di Assisi (it.wikisource).
Audite poverelle
Scritto nel 1225 a San Damiano, negli stessi giorni del Cantico, per consolare Chiara e le sorelle, molte delle quali malate: le invita a vivere nella povertà, nella pazienza e nella carità reciproca. Il testo, con la sua melodia, era rimasto quasi sconosciuto fino alla riscoperta negli anni Settanta del Novecento in un codice delle Clarisse di Novaglie (Verona).
Angelo Branduardi l’ha messa in musica nel 2000: il video è più sotto, tra le canzoni dedicate a Francesco.
Ascoltate, poverelle chiamate dal Signore,
che da molte parti e province siete radunate:
vivete sempre nella verità,
per morire nell’obbedienza.
Non guardate alla vita di fuori,
perché quella dello spirito è migliore.
Io vi prego con grande amore
di usare con discrezione le elemosine che il Signore vi dà.
Quelle che sono provate dalla malattia
e le altre che per loro si affaticano,
tutte quante sopportatelo in pace,
perché venderete molto cara questa fatica:
ciascuna sarà regina
in cielo, incoronata con la Vergine Maria.
Parafrasi in italiano corrente a cura del sito, dal testo originale riportato qui sotto.
Il testo originale in volgare umbro
Audite, poverelle dal Signore vocate
ke de multe parte et province sete adunate:
vivate sempre en veritate
ke en obedientia moriate.
Non guardate a la vita de fore,
ka quella dello spirito è migliore.
Io ve prego per grand’amore
k’aiate discrecione de le lemosene ke ve dà el Segnore.
Quelle che sunt adgravate de infirmitate,
et le altre che per loro sò adfatigate,
tutte quante lo sostengate en pace,
Ka multo venderite cara questa fatiga,
ka ciascuna serà regina
en celo coronata cum la Vergene Maria.
Fonte: it.wikisource («Parole con melodia per le povere signore del monastero di San Damiano»). Vai alla fonte.
Preghiere e lodi
Le preghiere che Francesco compose per sé, per i frati e per chi gli chiedeva una parola di benedizione.
Preghiera davanti al Crocifisso
Secondo la tradizione Francesco la pronunciò intorno al 1205-1206 nella chiesetta di San Damiano, in ginocchio davanti al Crocifisso dipinto che gli chiese di «riparare la sua casa». È la più antica preghiera che conosciamo di lui, scritta quando cercava ancora la propria strada.
Grande e glorioso Iddio, e Signor mio Gesù Cristo, illumina, ten prego, le tenebre della mia mente. Dammi una fede retta, una speranza certa e una carità perfetta. Fa che io ti conosca, o Signore, in guisa che in ogni cosa eseguisca tutto secondo la tua santa e vera volontà. Così sia.
Traduzione di p. Bernardo da Fivizzano, cappuccino, dagli «Opuscoli del serafico patriarca S. Francesco d’Assisi» (Firenze 1880). Fonte.
Il testo originale in volgare umbro
Altissimo glorioso Dio,
illumina le tenebre de lo core mio
et da me fede dricta,
sperança certa e caritade perfecta,
senno et cognoscemento,
Signore,
che faça lo tuo santo
e verace commandamento. Amen.
Fonte: it.wikisource (versione in volgare, tramandata da codici del XIV-XV sec.). Vai alla fonte.
Lodi di Dio Altissimo
Scritte di sua mano sul monte della Verna nel settembre 1224, dopo la visione del Serafino e l’impressione delle stimmate, come ringraziamento a Dio. Stanno su un lato della «chartula» autografa donata a frate Leone, oggi custodita nel Sacro Convento di Assisi.
Tu solo sei il santo Signore Dio che operi meraviglie. — Tu sei forte. — Tu sei grande. — Tu sei altissimo. — Tu sei re onnipotente, tu, o Padre santo, il re del cielo e della terra. — Tu sei il trino ed uno Signore Dio, ogni bene. — Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il signore Dio vivo e vero. — Tu sei carità, amore. — Tu sei sapienza. — Tu sei umiltà. — Tu sei pazienza. — Tu sei sicurtà. — Tu sei quiete. — Tu sei gaudio e letizia. — Tu sei giustizia e temperanza. — Tu sei tutta la ricchezza a sufficienza. — Tu sei bellezza. — Tu sei mansuetudine. — Tu sei il protettore. — Tu sei il custode e il difensore. — Tu sei fortezza. — Tu sei refrigerio. — Tu sei la nostra speranza. — Tu sei la fede nostra. — Tu sei grande nostra dolcezza. — Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.
Traduzione di p. Vittorino Facchinetti, da «San Francesco d’Assisi nella storia, nella leggenda, nell’arte» (Milano 1921). Fonte.
Il testo originale in latino
Tu es sanctus Dominus Deus solus, qui facis mirabilia. Tu es fortis. Tu es magnus. Tu es altissimus. Tu es rex omnipotens, tu Pater sancte, Rex caeli et terrae. Tu es trinus et unus Dominus Deus, omne bonum. Tu es bonum, omne bonum, summum bonum, Dominus Deus, vivus et verus. Tu es caritas, amor. Tu es sapientia. Tu es humilitas. Tu es patientia. Tu es securitas. Tu es quietas. Tu es gaudium et laetitia. Tu es iustitia et temperantia. Tu es omnia divitia ad sufficientiam. Tu es pulchritudo. Tu es mansuetudo. Tu es protector. Tu es custos et defensor. Tu es fortitudo. Tu es refrigerium. Tu es spes nostra. Tu es fides nostra. Tu es magna dulcedo nostra. Tu es vita aeterna nostra, magnus et admirabilis Dominus, Deus omnipotens, misericors Salvator.
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, pp. 124-125 («Chartula, quam dedit fratri Leoni»: Laudes Dei). Vai alla fonte.
Benedizione a frate Leone
Sulla Verna, nel 1224, Francesco scrisse per l’amico e confessore frate Leone, turbato da una grave tentazione, la benedizione biblica di Aronne, aggiungendo il nome di Leone e il segno del Tau. È sul retro della stessa pergamena delle Lodi di Dio Altissimo.
Il Signore ti benedica e ti custodisca. Il Signore faccia splendere su di te il suo volto e abbia di te misericordia. Il Signore rivolga a te la sua faccia e ti dia pace! Il Signore benedica te, o frate Leone.
Traduzione di p. Vittorino Facchinetti, da «San Francesco d’Assisi nella storia, nella leggenda, nell’arte» (Milano 1921). Fonte.
Il testo originale in latino
Benedicat tibi Dominus et custodiat te. Ostendat faciem suam tibi et misereatur tui. Convertat vultum suum ad te et det tibi pacem. Dominus benedicat, f. Leo, te.
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, p. 125 («Benedictio fr. Leonis»). Vai alla fonte.
Saluto alla Beata Vergine Maria
Lode composta da Francesco per onorare Maria come «palazzo», «tabernacolo» e «madre» del Signore, probabilmente negli ultimi anni di vita. Esprime la sua devozione alla Vergine, che aveva scelto come avvocata dell’Ordine.
Vi saluto, santa Signora, Regina santissima, Genitrice di Dio, Maria, la quale siete Vergine perpetua, eletta dal santissimo Padre celeste, e consacrata da Lui col santissimo e diletto Figliuolo e collo Spirito Santo Consolatore; nella quale è ed è stata ogni pienezza di grazia, e ogni sorta di beni. Vi saluto, o palagio di Lui. Vi saluto, o tabernacolo di Lui. Vi saluto, o Madre di Lui. E voi tutte saluto, o sante virtù, le quali per mezzo della grazia e della illustrazione dello Spirito Santo siete infuse nei cuori dei fedeli, affinchè d’infedeli gli rendiate fedeli. Madre santissima del Signor nostro Gesù Cristo, Sposa dello Spirito Santo, insieme con san Michele Arcangelo, e con tutte le Virtù de’ cieli, e con tutti i Santi pregate per noi il vostro dilettissimo Figliuolo, nostro Signore e Maestro. Così sia.
Traduzione di p. Bernardo da Fivizzano, cappuccino, dagli «Opuscoli del serafico patriarca S. Francesco d’Assisi» (Firenze 1880). Fonte.
Il testo originale in latino
Ave domina sancta, regina sanctissima, Dei genitrix Maria, quae es Virgo perpetua, electa a sanctissimo Patre de caelo, quam consecravit cum sanctissimo dilecto Filio et Spiritu Paracleto, in qua fuit et est omnis plenitudo gratiae et omne bonum. Ave palatium eius. Ave tabernaculum eius. Ave domus eius. Ave vestimentum eius. Ave ancilla eius. Ave mater eius, et vos omnes sanctae virtutes, quae per gratiam et illuminationem sancti Spiritus infundimini in corda fidelium, ut de infidelibus fideles Deo faciatis.
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, p. 123. Vai alla fonte.
Saluto alle virtù
Lode in cui Francesco saluta le virtù come «regine» e «signore» (sapienza, semplicità, povertà, umiltà, carità, obbedienza), mostrando come ciascuna sconfigge un vizio. Tommaso da Celano ne cita l’inizio parlando della santa semplicità.
Leggi il testo in italiano
O regina sapienza, Dio vi salvi colla vostra santa sorella la pura semplicità. O signora santa povertà, Dio vi salvi colla vostra santa sorella umiltà. O signora santa carità, Dio vi salvi colla vostra sorella la santa ubbidienza. O santissime virtù tutte, vi salvi il Signore, dal quale venite e derivate. Non havvi al mondo uomo alcuno, il quale possa avere una sola tra voi, se prima non muore. Chi ne possiede una, e non offende le altre, le possiede tutte; e chi ne viola una sola, non ne ha nessuna, e le viola tutte; e ciascuna cuopre di confusione i vizii e i peccati.
La santa sapienza confonde Satana e tutte le malizie di lui. La pura santa semplicità confonde tutta la sapienza di questo mondo e del corpo. La santa povertà confonde la cupidigia, l’avarizia e le cure di questo secolo. La santa umiltà confonde la superbia, tutti gli uomini che vivono nel mondo, e similmente tutte le cose che sono nel mondo. La santa carità confonde tutte le tentazioni del demonio e della carne, e tutti i carnali timori. La santa ubbidienza confonde tutte le corporali e carnali volontà, e tiene mortificato il suo corpo, affinchè ubbidisca allo spirito e ubbidisca al suo Fratello, e sia soggetto e sottomesso a tutti gli uomini del mondo; e non pure a’ soli uomini, ma ancora a tutti gli animali e alle fiere, talchè possano fare di lui quel che vorranno, per quanto sarà loro supernamente concesso dal Signore. Sia ringraziato Dio. Così sia.
Traduzione di p. Bernardo da Fivizzano, cappuccino, dagli «Opuscoli del serafico patriarca S. Francesco d’Assisi» (Firenze 1880). Fonte.
Il testo originale in latino
Ave, regina sapientia, Dominus te salvet cum tua sorore sancta pura simplicitate. Domina sancta paupertas, Dominus te salvet cum tua sorore sancta humilitate. Domina sancta caritas, Dominus te salvet cum tua sorore sancta obedientia. Sanctissimae virtutes omnes, vos salvet Dominus, a quo proceditis et venitis. Nullus homo est penitus in toto mundo, qui unam ex vobis possit habere, nisi prius moriatur. Qui unam habet et alias non offendit, omnes habet; et qui unam offendit, nullam habet et omnes offendit; et unaquaeque confundit vitia et peccata. Sancta sapientia confundit satan et omnes malitias eius. Pura sancta simplicitas confundit omnem sapientiam huius mundi et sapientiam carnis. Sancta paupertas confundit omnem cupiditatem et avaritiam et curas huius saeculi. Sancta humilitas confundit superbiam et omnes homines huius mundi et omnia, quae in mundo sunt. Sancta caritas confundit omnes diabolicas et carnales tentationes et omnes carnales timores. Sancta obedientia confundit omnes corporales et carnales voluntates et habet mortificatum corpus suum ad obedientiam spiritus et ad obedientiam fratris sui et facit hominem subditum omnibus hominibus huius mundi, et non tantum hominibus, sed etiam omnibus bestiis et feris, ut possint facere de eo quidquid voluerint, quantum fuerit eis datum desuper a Domino.
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, pp. 20-21. Vai alla fonte.
Lodi per ogni ora
Lodi che Francesco aveva composto e recitava prima di ogni ora dell’Ufficio, di giorno e di notte, e prima dell’Ufficio della Vergine, intrecciando versetti dell’Apocalisse, di Daniele e dei Salmi. Si chiudono con l’orazione «Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Dio».
Leggi il testo in italiano
Santo, santo, santo il Signore Iddio nostro onnipotente, che è, e che era, e che è per venire. Lodiamolo, ed esaltiamolo sopra tutte le cose pe’ secoli.
Degno sei, o Signore Dio nostro, di ricevere la lode, la gloria, l’onore e la benedizione. Lodiamolo, ed esaltiamolo sopra tutte le cose pei secoli.
È degno l’Agnello, che è stato ucciso, di ricevere la virtù, e la divinità, e la sapienza, e la fortezza, e l’onore, e la gloria, e la benedizione. Lodiamolo, ed esaltiamolo sopra tutte le cose ne’ secoli.
℣. Benediciamo il Padre, e il Figliuolo con lo Spirito Santo. ℟. Lodiamolo, ed esaltiamolo sopra tutte le cose ne’ secoli.
℣. Date lode a Dio, voi tutti servi di Lui, e che temete Dio, piccioli e grandi. ℟. Lodatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose ne’ secoli.
℣. Lodino Lui glorioso i cieli e la terra. ℟. Lo esaltino sopra tutte le cose, e lo lodino ne’ secoli.
℣. Ed ogni creatura, che è in cielo, e sopra la terra, e sotto terra, la terra e il mare, e le cose che sono in essi. ℟. Lo lodino, e lo esaltino sopra tutte le cose ne’ secoli.
℣. Gloria al Padre, e al Figliuolo, e allo Spirito Santo. ℟. Lodiamolo, ed esaltiamolo sopra tutte le cose ne’ secoli.
℣. Siccome era in principio, e ora, e sempre, e ne’ secoli dei secoli. Così sia. ℟. Lodiamolo, ed esaltiamolo sopra tutte le cose ne’ secoli.
Orazione. Onnipotente, santissimo e altissimo Dio, ogni bene, e sommo bene, tutto il bene, il quale solo siete buono; a Voi rendiamo ogni lode, ogni grazia, ogni gloria, ogni onore, ogni benedizione; e a Voi riferiamo sempre tutti i beni. Così sia.
Traduzione di p. Bernardo da Fivizzano, cappuccino, dagli «Opuscoli del serafico patriarca S. Francesco d’Assisi» (Firenze 1880). Fonte.
Il testo originale in latino
Incipiunt laudes, quas ordinavit beatissimus pater noster Franciscus, et dicebat ipsas ad omnes horas diei et noctis et ante officium beatae Mariae Virginis sic incipiens: Sanctissime Pater noster, qui es in caelis etc. cum Gloria. Deinde dicantur laudes Sanctus, sanctus etc.
Sanctus, sanctus, sanctus Dominus Deus omnipotens, qui est et qui erat et qui venturus est. Laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Dignus es, Domine Deus noster, accipere laudem, gloriam et honorem et benedictionem. Laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Dignus est Agnus, qui occisus est, accipere virtutem et divinitatem et sapientiam et fortitudinem et honorem et gloriam et benedictionem. Laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Benedicamus Patrem et Filium cum sancto Spiritu. Laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Benedicite omnia opera Domini Domino. Laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Laudem dicite Deo omnes servi eius et qui timetis Deum, pusilli et magni. Laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Laudent illum gloriosum caeli et terra et omnis creatura, quae in caelo est et super terram et quae subtus terram, mare et quae in eo sunt. Laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Gloria Patri et Filio et Spiritui sancto. Laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen. Laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Oratio.
Omnipotens, sanctissime, altissime et summe Deus, summum bonum, omne bonum, totum bonum, qui solus es bonus, tibi reddamus omnem laudem, omnem gloriam, omnem gratiam, omnem honorem, omnem benedictionem, et omnia bona
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, pp. 119-123 («Laudes» e «Oratio»; la parafrasi del Padre nostro che le precede è nella voce separata). Vai alla fonte.
Esortazione alla lode di Dio
Breve invito a lodare Dio composto di versetti biblici e liturgici, che secondo la tradizione Francesco fece dipingere sulla tavola di un altare nell’eremo di Cesi, presso Terni. Ci è giunto per via indiretta ed è accolto come autentico nell’edizione critica di Esser.
Temete il Signore e rendetegli onore.
Degno è il Signore di ricevere la lode e l’onore.
Voi tutti che temete il Signore, lodatelo.
Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Lodatelo, cielo e terra.
Fiumi tutti, lodate il Signore.
Figli di Dio, benedite il Signore.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore: esultiamo e rallegriamoci in esso.
Alleluia, alleluia, alleluia! Re d’Israele!
Ogni spirito lodi il Signore.
Lodate il Signore, perché è buono; voi tutti che leggete queste parole, benedite il Signore.
Creature tutte, benedite il Signore.
Uccelli tutti del cielo, lodate il Signore.
Fanciulli tutti, lodate il Signore.
Giovani e fanciulle, lodate il Signore.
Degno è l’Agnello che è stato immolato di ricevere la lode, la gloria e l’onore.
Benedetta sia la santa Trinità e l’indivisa Unità.
San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia.
Traduzione a cura del sito, dal testo originale riportato qui sotto.
Il testo originale in latino
Timete Dominum et date illi honorem (Apoc 14,7). Dignus est Dominus accipere laudem et honorem (cfr. Apoc 4,11). Omnes, qui timete Dominum, laudate eum (cfr. Ps 21,24). Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum (Lc 1,28). Laudate eum caelum et terra (cfr. Ps 68,35-R). Laudate omnia flumina Dominum (cfr. Dan 3,87). Benedicite filii Dei Dominum (cfr. Dan 3,82). Haec dies quam fecit Dominus, exsultemus et laetemur in ea (Ps 177,24-R). Alleluia, Alleluia, Alleluia! Rex Israel (Joa 12,13)! Omnis spiritus laudet Dominum (Ps 150,6). Laudate Dominum, quoniam bonus est (Ps 146,1); omnes qui legitis haec, benedicite Dominum (Ps 102,21-R). Omnes creaturae benedicite Dominum (cfr. Ps 102,22). Omnes volucres caeli laudate Dominum (cfr. Dan 3,80; Ps 148,7-10). Omnes pueri laudate Dominum (cfr. Ps 112,1). Iuvenes et virgines laudate Dominum (cfr. Ps 148,12). Dignus est agnus, qui occisus est, recipere laudem, gloriam et honorem (cfr. Apoc 5,12). Benedicta sit sancta Trinitas atque indivisa Unitas. Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio.
Fonte: Testo critico di K. Esser (Opuscula S. P. Francisci Assisiensis, Grottaferrata 1976/1978), trascritto su franciscanos.org (Directorio Franciscano). Vai alla fonte.
Parafrasi del Padre nostro
Meditazione del Padre nostro frase per frase, che Francesco recitava all’inizio delle Lodi per ogni ora e dell’Ufficio della Passione. Alcuni studiosi (Boehmer 1904) ne dubitarono, ma le edizioni critiche di Esser e Paolazzi la accolgono.
Leggi il testo in italiano
Padre nostro, beatissimo e santissimo, Creator nostro, Redentor nostro, e nostro Consolatore.
Che sei ne’ cieli, negli Angeli, nei Santi, illuminandoli a conoscerti: perchè tu, o Signore, sei luce, che gl’infiamma del tuo divino amore; perchè tu, Signore, sei amore, che abita in essi e gli riempie per rendergli beati; perchè tu, o Signore, sei il sommo bene, e l’eterno bene, dal quale tutti i beni provengono, e senza cui non vi ha bene alcuno.
Sia santificato il nome tuo. Si renda in noi chiara la notizia di te, affinchè conosciamo qual sia la larghezza de’ tuoi benefizi, la lunghezza delle promesse, l’altezza della maestà, e la profondità de’ giudizi.
Venga il regno tuo; acciocchè tu regni in noi colla tua grazia, e ci facci pervenire al tuo regno, dove si ha di te visione manifesta, amore perfetto, società beata, godimento sempiterno.
Sia fatta la tua volontà come in cielo, così in terra; acciocchè ti amiamo con tutto il cuore, pensando sempre a te; con tutta l’anima, desiderandoti sempre; con tutta la mente, dirigendo a te tutte le nostre intenzioni, e cercando in tutte le cose l’onor tuo; e con tutte le nostre forze, impiegando tutte le potenze dell’anima e i sentimenti del corpo in ossequio del tuo amore, e non in altro: e affinchè amiamo altresì i nostri prossimi, come noi stessi, traendo tutti, giusta le nostre forze, al tuo amore, godendo dei beni e avendo compassione dei mali altrui, come dei nostri, e non recando a chicchessia offesa alcuna.
Il pane nostro quotidiano, cioè il diletto tuo Figliuolo Signor nostro Gesù Cristo, dacci oggi in ricordanza, intelligenza e riverenza dell’amore che ci portò, e di quello che disse, operò e sofferse per noi.
E rimetti a noi i nostri debiti, per la tua ineffabile misericordia, e in virtù della passione del diletto tuo Figliuolo Signor nostro Gesù Cristo, e per li meriti e l’intercessione della Beatissima Vergine Maria e di tutti i tuoi eletti.
Siccome noi pure li rimettiamo ai nostri debitori. E ciò che non rimettiamo pienamente, tu, o Signore, fa che lo rimettiamo del tutto, affinchè a tuo riguardo amiamo sinceramente i nostri nemici, e per essi devotamente intercediamo presso di te, a nissuno rendiamo male per male, e ci studiamo col tuo aiuto di giovare a tutti.
E non c’indurre in tentazione, nascosta o manifesta, subitanea o importuna.
Ma liberaci dal male, passato, presente e futuro.
Così sia, di buona voglia e gratuitamente.
Traduzione di p. Bernardo da Fivizzano, cappuccino, dagli «Opuscoli del serafico patriarca S. Francesco d’Assisi» (Firenze 1880). Fonte.
Il testo originale in latino
Sanctissime Pater noster: Creator, Redemptor, Salvator et Consolator noster.
Qui es in caelis: in angelis et in sanctis, illuminans eos ad cognitionem, quia tu, Domine, lux es; inflammans ad amorem, quia tu, Domine, amor es; inhabitans et implens eos ad beatitudinem, quia tu, Domine, summum bonum es, aeternum bonum, a quo omne bonum, sine quo nullum bonum.
Sanctificetur nomen tuum: clarificetur in nobis notitia tua, ut cognoscamus, quae sit latitudo beneficiorum tuorum, longitudo promissorum tuorum, sublimitas maiestatis et profunditas iudiciorum.
Adveniat regnum tuum: ut tu regnes in nobis per gratiam et facias nos venire ad regnum tuum, ubi est tui visio manifesta, tui dilectio perfecta, tui societas beata, tui fruitio sempiterna.
Fiat voluntas tua sicut in caelo et in terra: ut amemus te ex toto corde te semper cogitando, ex tota anima te semper desiderando, ex tota mente omnes intentiones nostras ad te dirigendo et honorem tuum in omnibus quaerendo, et ex omnibus viribus nostris omnes vires et sensus animae et corporis in obsequium tui amoris et non in alio expendendo; et proximos nostros amemus sicut et nosmetipsos, omnes ad amorem tuum pro viribus trahendo, de bonis aliorum sicut de nostris gaudendo et in malis compatiendo et nemini ullam offensionem dando.
Panem nostrum quotidianum: dilectum Filium tuum, Dominum nostrum Iesum Christum, da nobis hodie: in memoriam et intelligentiam et reverentiam amoris, quem ad nos habuit, et eorum quae pro nobis dixit, fecit et sustulit.
Et dimitte nobis debita nostra: per tuam misericordiam ineffabilem, per passionis dilecti Filii tui Domini nostri Iesu Christi virtutem et per beatissimae Mariae Virginis et omnium electorum tuorum merita et intercessionem.
Sicut et nos dimittimus debitoribus nostris: et, quod non plene dimittimus, tu, Domine, fac nos plene dimittere, ut inimicos propter te veraciter diligamus et pro eis apud te devote intercedamus, nulli malum pro malo reddamus et omnibus in te prodesse studeamus.
Et ne nos inducas in tentationem: occultam vel manifestam, subitam vel importunam.
Sed libera nos a malo: praeterito, praesenti et futuro. Amen.
Gloria Patri etc.
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, pp. 119-121 (all’inizio delle «Laudes»). Vai alla fonte.
Ufficio della Passione del Signore
Ufficio liturgico che Francesco compose cucendo insieme versetti dei Salmi e di altri libri biblici, perché fosse il Cristo stesso a parlare al Padre della sua passione; lo recitava ogni giorno insieme all’Ufficio della Chiesa. È ordinato secondo i tempi dell’anno liturgico, con l’antifona mariana «Sancta Maria Virgo».
Non esiste una traduzione italiana libera da diritti: la traduzione integrale è nelle Fonti Francescane. Qui sotto il testo latino.
Il testo originale in latino
Incipiunt psalmi, quos ordinavit beatissimus pater noster Franciscus ad reverentiam et memoriam et laudem passionis Domini. Et incipiunt a completorio feriae quintae Coenae dominicae, eo quod in illa nocte traditus fuit et captus Dominus noster Iesus Christus. Et nota, quod sic dicebat istud officium beatus Franciscus: Primo dicebat orationem, quam nos docuit Dominus et Magister: Sanctissime pater noster etc. cum laudibus, sc. Sanctus, sanctus, sanctus. Finitis laudibus cum oratione incipiebat hanc antiphonam, sc. Sancta Maria. Psalmos dicebat primo de sancta Maria; praeterea dicebat alios psalmos, quos elegerat, et in fine omnium psalmorum, quos dicebat, dicebat psalmos passionis. Finito psalmo, dicebat hanc antiphonam, sc. Sancta Maria Virgo. Finita antiphona, expletum erat officium.
I.
Ad Completorium.
Ant. Sancta Maria Virgo.
Psalmus.
Deus vitam meam annuntiavi tibi: posuisti lacrymas meas in conspectu tuo.
Omnes inimici mei adversum me cogitabant mala mihi: consilium fecerunt in unum.
Et posuerunt adversum me mala pro bonis: et odium pro dilectione mea.
Pro eo, ut me diligerent, detrahebant mihi: ego autem orabam.
Mi Pater sancte, Rex caeli et terrae, ne discesseris a me: quoniam tribulatio proxima est, et non est qui adiuvet.
Convertentur inimici mei retrorsum, in quacumque die invocavero te: ecce cognovi, quoniam Deus meus es.
Amici mei et proximi mei adversum me appropinquaverunt et steterunt: et proximi mei de longe steterunt.
Longe fecisti notos meos a me, posuerunt me abominationem sibi: traditus sum et non egrediebar.
Pater sancte, ne elongaveris auxilium tuum a me: Deus meus, ad auxilium meum respice.
Intende in adiutorium meum: Domine Deus salutis meae.
Gloria.
Sancta Maria Virgo, non est tibi similis nata in mundo in mulieribus, filia et ancilla altissimi Regis Patris caelestis, mater sanctissimi Domini nostri Iesu Christi, sponsa Spiritus sancti; ora pro nobis cum S. Michaele archangelo et omnibus virtutibus caelorum et omnibus sanctis apud tuum sanctissimum dilectum Filium, Dominum nostrum et Magistrum.
Gloria Patri et Filio et Spiritui sancto. Sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen.
Nota, quod haec antiphona supradicta dicitur ad omnes horas; et dicitur pro antiphona, capitulo, hymno, versiculo et oratione; et ad matutinum et ad omnes horas similiter. Nihil aliud in ipsis dicebat nisi hanc antiphonam cum suis psalmis.
Ad absolutionem officii semper dicebat beatus Franciscus: Benedicamus Domino Deo vivo et vero: laudem, gloriam, honorem, benedictionem et omnia bona referamus ei semper. Amen. Amen. Fiat. Fiat.
Ad Matutinum.
Ant. Sancta Maria Virgo.
Psalmus.
Domine Deus salutis meae: in die clamavi et nocte coram te.
Intret in conspectu tuo oratio mea: inclina aurem tuam ad precem meam.
Intende animae meae et libera eam: propter inimicos meos eripe me.
Quoniam tu es, qui abstraxisti me de ventre, spes mea ab uberibus matris meae: in te proiectus sum ex utero.
De ventre matris meae Deus meus es tu: ne discesseris a me.
Tu scis improperium meum et confusionem meam: et reverentiam meam.
In conspectu tuo sunt omnes, qui tribulant me: improperium exspectavit cor meum et miseriam.
Et sustinui, qui simul contristaretur, et non fuit: et qui consolaretur, et non inveni.
Deus, iniqui insurrexerunt super me, et synagoga potentium quaesierunt animam meam: et non proposuerunt te in conspectu suo.
Aestimatus sum cum descendentibus in lacum: factus sum sicut homo sine adiutorio, inter mortuos liber.
Tu es sanctissimus Pater meus: Rex meus et Deus meus.
Intende in adiutorium meum: Domine Deus salutis meae.
Ad Primam.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus.
Miserere mei, Deus, miserere mei: quoniam in te confidit anima mea.
Et in umbra alarum tuarum sperabo: donec transeat iniquitas.
Clamabo ad sanctissimum Patrem meum altissimum: Deum, qui benefecit mihi.
Misit de caelo et liberavit me: dedit in opprobrium conculcantes me.
Misit Deus manum suam et veritatem suam, animam meam eripuit de inimicis meis fortissimis et ab his qui oderunt me: quoniam confortati sunt super me.
Laqueum paraverunt pedibus meis: et incurvaverunt animam meam.
Foderunt ante faciem meam foveam: et inciderunt in eam.
Paratum cor meum, Deus, paratum cor meum: cantabo et psalmum dicam.
Exsurge, gloria mea, exsurge, psalterium et cithara: exsurgam diluculo.
Confitebor tibi in populis, Domine: et psalmum dicam tibi in gentibus.
Quoniam magnificata est usque ad caelos misericordia tua: et usque ad nubes veritas tua.
Exaltare super caelos, Deus: et super omnem terram gloria tua.
Ad Tertiam.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus.
Miserere mei, Deus, quoniam conculcavit me homo: tota die impugnans tribulavit me.
Conculcaverunt me inimici mei tota die: quoniam multi bellantes adversum me.
Omnes inimici mei adversum me cogitabant mala mihi: verbum iniquum constituerunt adversum me.
Qui custodiebant animam meam: consilium fecerunt in unum.
Egrediebantur foras: et loquebantur in idipsum.
Omnes videntes me deriserunt me: locuti sunt labiis et moverunt caput.
Ego autem sum vermis et non homo: opprobrium hominum et abiectio plebis.
Super omnes inimicos meos factus sum opprobrium vicinis meis valde: et timor notis meis.
Pater sancte, ne elongaveris auxilium tuum a me: ad defensionem meam conspice.
Intende in adiutorium meum: Domine Deus salutis meae.
Ad Sextam.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus.
Voce mea ad Dominum clamavi: voce mea ad Dominum deprecatus sum.
Effundo in conspectu eius orationem meam: et tribulationem meam ante ipsum pronuntio.
In deficiendo ex me spiritum meum: et tu cognovisti semitas meas.
In via hac, qua ambulabam: absconderunt laqueum mihi.
Considerabam ad dexteram et videbam: et non erat qui cognosceret me.
Periit fuga a me: et non est qui requirat animam meam.
Quoniam propter te sustinui opprobrium: operuit confusio faciem meam.
Extraneus factus sum fratribus meis: et peregrinus filiis matris meae.
Pater sancte, zelus domus tuae comedit me: et opprobria exprobrantium tibi ceciderunt super me.
Et adversum me laetati sunt et convenerunt: congregata sunt super me flagella, et ignoravi.
Multiplicati sunt super capillos capitis mei: qui oderunt me gratis.
Confortati sunt qui persecuti sunt me inimici mei iniuste: quae non rapui tunc exsolvebam.
Surgentes testes iniqui: quae ignorabam interrogabant me.
Retribuebant mihi mala pro bonis et detrahebant mihi: quoniam sequebar bonitatem.
Tu es sanctissimus Pater meus: Rex meus et Deus meus.
Intende in adiutorium meum: Domine, Deus salutis meae.
Ad Nonam.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus.
O vos omnes, qui transitis per viam: attendite et videte, si est dolor sicut dolor meus.
Quoniam circumdederunt me canes multi: consilium malignantium obsedit me.
Ipsi vero consideraverunt et inspexerunt me: diviserunt sibi vestimenta mea et super vestem meam miserunt sortem.
Foderunt manus meas et pedes meos: et dinumeraverunt omnia ossa mea.
Aperuerunt super me os suum: sicut leo rapiens et rugiens.
Sicut aqua effusus sum: et dispersa sunt omnia ossa mea.
Et factum est cor meum tanquam cera liquescens: in medio ventris mei.
Aruit tamquam testa virtus mea: et lingua mea adhaesit faucibus meis.
Et dederunt in escam meam fel: et in siti mea potaverunt me aceto.
Et in pulverem mortis deduxerunt me: et super dolorem vulnerum meorum addiderunt.
Ego dormivi et resurrexi: et Pater meus sanctissimus cum gloria suscepit me.
Pater sancte, tenuisti manum dexteram meam: et in voluntate tua deduxisti me et cum gloria assumpsisti me.
Quid enim mihi est in caelo: et a te quid volui super terram?
Videte, videte, quoniam ego sum Deus, dicit Dominus: exaltabor in gentibus et exaltabor in terra.
Benedictus Dominus Deus Israel, qui redemit animas servorum suorum de proprio sanctissimo sanguine suo: et non delinquent omnes, qui sperant in eo.
Et scimus, quoniam venit: quoniam veniet iustitiam iudicare.
Ad Vesperam.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus.
Omnes gentes, plaudite manibus: iubilate Deo in voce exsultationis.
Quoniam Dominus excelsus, terribilis: Rex magnus super omnem terram.
Quia sanctissimus Pater de caelo, Rex noster, ante saecula misit dilectum Filium suum de alto: et operatus est salutem in medio terrae.
Laetentur caeli et exsultet terra, commoveatur mare et plenitudo eius: gaudebunt campi et omnia, quae in eis sunt.
Cantate ei canticum novum: cantate Domino omnis terra.
Quoniam magnus Dominus et laudabilis nimis: terribilis est super omnes deos.
Afferte Domino patriae gentium, afferte Domino gloriam et honorem: afferte Domino gloriam nomini eius.
Tollite corpora vestra et baiulate sanctam crucem eius: et sequimini usque in finem sanctissima praecepta eius.
Commoveatur a facie eius universa terra: dicite in gentibus, quia Dominus regnavit.
Usque huc dicitur a feria sexta Parasceve usque ad festum Ascensionis quotidie. In festo vero Ascensionis superadduntur isti versiculi:
Et ascendit ad caelos: et sedet ad dexteram sanctissimi Patris in caelis.
Exaltare super caelos Deus: et super omnem terram gloria tua.
Et scimus quoniam venit: quoniam veniet iustitiam iudicare.
Et nota, quod ab Ascensione usque ad Adventum Domini dicitur eodem modo quotidie iste psalmus, sc. Omnes gentes, cum supradictis versiculis dicendo ibi Gloria Patri, ubi finitur psalmus, sc. Quoniam veniet iustitiam iudicare.
Nota, quod hi psalmi supradicti dicuntur a feria sexta Parasceve usque ad dominicam Resurrectionis; eodem modo dicuntur ab octava Pentecostes usque ad Adventum Domini et ab octava Epiphaniae usque ad Coenam Domini exceptis dominicis diebus et festis principalibus, in quibus non dicuntur; aliis vero diebus quotidie dicuntur.
II.
In Sabbato sancto ad Completorium.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus. Deus in adiutorium ut in psalterio.
Dicitur quotidie ad completorium usque ad octavam Pentecostes.
Ad Matutinum dominicae Resurrectionis.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus.
Cantate Domino canticum novum: quia mirabilia fecit.
Sanctificavit filium suum dextera eius: et brachium sanctum eius.
Notum fecit Dominus salutare suum: in conspectu gentium revelavit iustitiam suam.
In illa die mandavit Dominus misericordiam suam: et nocte canticum eius.
Haec est dies, quam fecit Dominus: exsultemus et laetemur in ea.
Benedictus qui venit in nomine Domini: Deus Dominus, et illuxit nobis.
Laetentur caeli, et exsultet terra; commoveatur mare et plenitudo eius: gaudebunt campi et omnia, quae in eis sunt.
Afferte Domino patriae gentium, afferte Domino gloriam et honorem: afferte Domino gloriam nomini eius.
Usque huc dicitur a dominica Resurrectionis usque ad festum Ascensionis quotidie ad omnes horas praeter ad vesperam et ad completorium et primam. Nocte vero Ascensionis superadduntur isti versiculi:
Regna terrae, cantate Deo, psallite Domino: psallite Deo, qui ascendit super caelum caeli ad orientem.
Ecce dabit voci suae vocem virtutis: date gloriam Deo super Israel; magnificentia eius et virtus eius in nubibus.
Mirabilis Deus in sanctis suis: Deus Israel ipse dabit virtutem et fortitudinem plebi suae, benedictus Deus.
Et nota, quod iste psalmus ab Ascensione Domini usque ad octavam Pentecostes dicitur quotidie cum supradictis versiculis ad matutinum et tertiam et sextam et nonam, dicendo ibi Gloria Patri, ubi dicitur Benedictus Deus, et non alibi. Item nota, quod eodem modo dicitur solummodo ad matutinum in dominicis diebus et principalibus festis ab octava Pentecostes usque ad feriam V. Coenae Domini, quia in ipsa die cum discipulis suis Dominus pascha manducavit, vel alius psalmus potest dici ad matutinum vel ad vesperam, quando vult, sc. Exaltabo te Domine etc., sicut in psalterio habetur, et hoc a dominica Resurrectionis usque ad festum Ascensionis, et non plus.
Ad Primam.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus. Miserere mei, Deus, miserere mei ut supra pag. 130.
Ad Tertiam, Sextam et Nonam. Psalmus. Cantate ut supra pag. 138.
Ad Vesperam. Psalmus. Omnes gentes ut supra pag. 135.
III.
Incipiunt alii psalmi, quos similiter ordinavit beatissimus P. N. Fr., qui dicendi sunt loco psalmorum supradictorum passionis Domini in dominicis diebus et principalibus festivitatibus ab octava Pentecostes usque ad Adventum et ab octava Epiphaniae usque ad feriam V. Coenae Domini.
Ad Completorium.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus. Deus in adiutorium, sicut habetur in psalterio.
Ad Matutinum.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus. Cantate ut supra pag. 138.
Ad Primam.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus. Miserere mei, Deus, miserere mei ut supra pag. 130.
Ad Tertiam. Ant. Sancta Maria.
Psalmus.
Jubilate Deo omnis terra, psalmum dicite nomini eius: date gloriam laudi eius.
Dicite Deo, quam terribilia sunt opera tua, Domine: in multitudine virtutis tuae mentientur tibi inimici tui.
Omnis terra adoret te et psallat tibi: psalmum dicat nomini tuo.
Venite, audite, et narrabo, omnes, qui timetis Deum: quanta fecit animae meae.
Ad ipsum ore meo clamavi: et exaltavi sub lingua mea.
Et exaudivit de templo sancto suo vocem meam: et clamor meus in conspectu eius.
Benedicite gentes Dominum nostrum: et auditam facite vocem laudis eius.
Et benedicentur in ipso omnes tribus terrae: omnes gentes magnificabunt eum.
Benedictus Dominus Deus Israel: qui facit mirabilia solus.
Et benedictum nomen maiestatis eius in aeternum: et replebitur maiestate eius omnis terra, fiat, fiat.
Ad Sextam. Ant. Sancta Maria.
Psalmus.
Exaudiat te Dominus in die tribulationis: protegat te nomen Dei Iacob.
Mittat tibi auxilium de sancto: et de Sion tueatur te.
Memor sit omnis sacrificii tui: et holocaustum tuum pingue fiat.
Tribuat tibi secundum cor tuum: et omne consilium tuum confirmet.
Laetabimur in salutari tuo: et in nomine Domini Dei nostri magnificabimur.
Impleat Dominus omnes petitiones tuas: nunc cognovi, quoniam misit Dominus Iesum Christum Filium suum, et iudicabit populos in iustitia.
Et factus est Dominus refugium pauperi, adiutor in opportunitatibus, in tribulatione: et sperent in te qui noverunt nomen tuum.
Benedictus Dominus Deus meus: quia factus est susceptor meus et refugium meum in die tribulationis meae.
Adiutor meus, tibi psallam: quia Deus susceptor meus, Deus meus, misericordia mea.
Ad Nonam.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus.
In te, Domine, speravi, non confundar in aeternum: in iustitia tua libera me et eripe me.
Inclina ad me aurem tuam: et salva me.
Esto mihi in Deum protectorem et in locum munitum: ut salvum me facias.
Quoniam tu es patientia mea, Domine: Domine, spes mea a iuventute mea.
In te confirmatus sum ex utero, de ventre matris meae tu es protector meus: in te cantatio mea semper.
Repleatur os meum laude, ut cantem gloriam tuam: tota die magnitudinem tuam.
Exaudi me, Domine, quoniam benigna est misericordia tua: secundum multitudinem miserationum tuarum respice in me.
Et ne avertas faciem tuam a puero tuo: quoniam tribulor, velociter exaudi me.
Benedictus Dominus Deus meus, quia factus est susceptor meus: et refugium meum in die tribulationis meae.
Adiutor meus, tibi psallam, quia Deus susceptor meus: Deus meus, misericordia mea.
Ad Vesperam.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus. Omnes gentes ut supra pag. 135.
IV.
Incipiunt alii psalmi, quos similiter ordinavit beatissimus pater noster Franciscus, qui dicendi sunt loco psalmorum supradictorum passionis Domini ab Adventu Domini usque ad vigiliam Nativitatis et non plus.
Ad Completorium.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus. Usquequo sicut habetur in psalterio.
Ad Matutinum.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus.
Confitebor tibi, Domine, sanctissime Pater, Rex caeli et terrae: quoniam consolatus es me.
Tu es Deus Salvator meus: fiducialiter agam et non timebo.
Fortitudo mea et laus mea Dominus: et factus est mihi in salutem.
Dextera tua, Domine, magnificata est in fortitudine; dextera tua, Domine, percussit inimicum: et in multitudine gloriae tuae deposuisti adversarios meos.
Videant pauperes et laetentur: quaerite Deum, et vivet anima vestra.
Laudent illum caeli et terra: mare et omnia reptilia in eis.
Quoniam Deus salvam faciet Sion: et aedificabuntur civitates Iudae.
Et inhabitabunt ibi: et hereditate acquirent eam.
Et semen servorum eius possidebit eam: et qui diligunt nomen eius habitabunt in ea.
Ad Primam.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus. Miserere mei, Deus, miserere mei ut supra pag. 130.
Ad Tertiam.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus. Iubilate Deo ut supra pag. 141.
Ad Sextam.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus. Exaudiat te ut supra pag. 142.
Ad Nonam. Ant. Sancta Maria.
Psalmus. In te, Domine, speravi ut supra pag. 143.
Ad Vesperam.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus. Omnes gentes ut supra pag. 135.
Nota etiam, quod non dicitur totus psalmus, sed usque ad versum Commoveatur a facie eius universa terra; sane intelligas, ut dicatur totus versus Tollite corpora vestra. Finito isto versu dicitur ibi Gloria Patri. Et sic dicitur ad vesperam quotidie ab Adventu usque ad vigiliam Nativitatis.
V.
Ad Vesperam in Nativitate Domini.
Ant. Sancta Maria.
Psalmus.
Exsultate Deo adiutori nostro: iubilate Domino Deo vivo et vero in voce exsultationis.
Quoniam Dominus excelsus, terribilis: Rex magnus super omnem terram.
Quia sanctissimus Pater de caelo, Rex noster, ante saecula misit dilectum Filium suum de alto: et natus fuit de beata Virgine sancta Maria.
Ipse invocabit me: Pater meus es tu: et ego primogenitum ponam illum, excelsum prae regibus terrae.
In illa die mandavit Dominus Deus misericordiam suam: et nocte canticum eius.
Haec est dies, quam fecit Dominus: exsultemus et laetemur in ea.
Quia sanctissimus puer dilectus datus est nobis et natus fuit pro nobis in via et positus in praesepio: quia non habebat locum in diversorio.
Gloria in altissimis Domino Deo: et in terra pax hominibus bonae voluntatis.
Laetentur caeli et exsultet terra, commoveatur mare et plenitudo eius: gaudebunt campi et omnia, quae in eis sunt.
Cantate ei canticum novum: cantate Domino omnis terra.
Quoniam magnus Dominus et laudabilis nimis: terribilis est super omnes deos.
Afferte Domino patriae gentium, afferte Domino gloriam et honorem: afferte Domino gloriam nomini eius.
Tollite corpora vestra et baiulate sanctam crucem eius: et sequimini usque in finem sanctissima praecepta eius.
Nota, quod iste psalmus dicitur a Nativitate Domini usque ad octavam Epiphaniae ad omnes horas.
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, pp. 126-150 (i rinvii «ut supra pag.» indicano le pagine di questa edizione). Vai alla fonte.
Preghiera di lode e ringraziamento (Regola non bollata, cap. XXIII)
Grande preghiera con cui si chiude la Regola del 1221: Francesco ringrazia il Padre per la creazione, l’incarnazione, la redenzione e il ritorno glorioso di Cristo, chiede a Maria e a tutti i santi di unirsi al ringraziamento e invita ogni categoria di persone ad amare e lodare Dio. È uno dei testi più lirici di Francesco.
Leggi il testo in italiano
Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Dio, Padre santo e giusto, Signore re del cielo e della terra, per te stesso ti rendiamo grazie, perché con la tua santa volontà, per mezzo del tuo unico Figlio con lo Spirito Santo, hai creato tutte le cose spirituali e corporali e hai posto in paradiso noi, fatti a tua immagine e somiglianza. E noi per nostra colpa siamo caduti. E ti rendiamo grazie perché, come per mezzo del tuo Figlio ci hai creati, così, per il santo amore con cui ci hai amati, hai fatto nascere lui, vero Dio e vero uomo, dalla gloriosa sempre vergine beatissima santa Maria, e per la sua croce, il suo sangue e la sua morte hai voluto riscattare noi prigionieri. E ti rendiamo grazie perché il tuo stesso Figlio verrà nella gloria della sua maestà a mandare nel fuoco eterno i maledetti che non hanno fatto penitenza e non ti hanno conosciuto, e a dire a tutti quelli che ti hanno conosciuto, adorato e servito nella penitenza: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete il regno preparato per voi fin dall’origine del mondo».
E poiché noi tutti, miseri e peccatori, non siamo degni di nominarti, supplichevoli ti preghiamo che il Signore nostro Gesù Cristo, tuo Figlio diletto, nel quale ti sei compiaciuto, insieme con lo Spirito Santo Paraclito, ti renda grazie di tutto come piace a te e a lui: lui che ti basta sempre in tutto, e per mezzo del quale hai fatto per noi cose tanto grandi. Alleluia.
E la gloriosa madre, la beatissima Maria sempre vergine, i beati Michele, Gabriele e Raffaele e tutti i cori dei beati serafini, cherubini, troni, dominazioni, principati, potestà, virtù, angeli e arcangeli, il beato Giovanni Battista, Giovanni evangelista, Pietro, Paolo e i beati patriarchi, profeti, Innocenti, apostoli, evangelisti, discepoli, martiri, confessori, vergini, i beati Elia ed Enoch e tutti i santi che furono, che saranno e che sono, li preghiamo umilmente, per il tuo amore, di rendere grazie per tutto questo, come a te piace, a te, sommo vero Dio, eterno e vivo, con il tuo Figlio carissimo, il Signore nostro Gesù Cristo, e con lo Spirito Santo Paraclito, nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.
E tutti coloro che vogliono servire il Signore Dio nella santa Chiesa cattolica e apostolica, e tutti gli ordini che seguono: sacerdoti, diaconi, suddiaconi, accoliti, esorcisti, lettori, ostiari e tutti i chierici, tutti i religiosi e le religiose, tutti i conversi e i fanciulli, i poveri e i bisognosi, i re e i principi, i lavoratori e i contadini, i servi e i padroni, tutte le vergini, le continenti e le sposate, i laici, uomini e donne, tutti i bambini, gli adolescenti, i giovani e i vecchi, i sani e i malati, tutti i piccoli e i grandi, e tutti i popoli, le genti, le tribù e le lingue, tutte le nazioni e tutti gli uomini di ogni parte della terra, che sono e che saranno, noi tutti frati minori, servi inutili, umilmente li preghiamo e supplichiamo perché tutti perseveriamo nella vera fede e nella penitenza, poiché nessuno può essere salvato in altro modo.
Amiamo tutti, con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutta la forza e il vigore, con tutta l’intelligenza, con tutte le energie, con ogni sforzo, con tutto l’affetto, con tutto l’intimo, con tutti i desideri e le volontà, il Signore Dio, che a tutti noi ha dato e dà tutto il corpo, tutta l’anima e tutta la vita; che ci ha creati, redenti e ci salverà per sua sola misericordia; che a noi miserabili e miseri, corrotti e maleodoranti, ingrati e cattivi ha fatto e fa ogni bene.
Nient’altro dunque desideriamo, nient’altro vogliamo, nient’altro ci piaccia e ci dia gioia se non il Creatore e Redentore e Salvatore nostro, il solo vero Dio, che è il pieno bene, ogni bene, tutto il bene, il vero e sommo bene; che solo è buono, pio, mite, soave e dolce; che solo è santo, giusto, vero e retto; che solo è benigno, innocente, puro; dal quale, per il quale e nel quale è ogni perdono, ogni grazia, ogni gloria di tutti i penitenti e dei giusti e di tutti i beati che godono insieme nei cieli. Nulla dunque ci impedisca, nulla ci separi, nulla si metta in mezzo. Ovunque, noi tutti, in ogni luogo, a ogni ora e in ogni tempo, ogni giorno e senza sosta, crediamo veramente e umilmente, teniamo nel cuore e amiamo, onoriamo, adoriamo, serviamo, lodiamo e benediciamo, glorifichiamo ed esaltiamo, magnifichiamo e ringraziamo l’altissimo e sommo Dio eterno, Trinità e Unità, Padre e Figlio e Spirito Santo, creatore di tutte le cose e salvatore di tutti quelli che credono in lui, sperano in lui e lo amano; lui che, senza inizio e senza fine, è immutabile, invisibile, inenarrabile, ineffabile, incomprensibile, imperscrutabile, benedetto, degno di lode, glorioso, esaltato sopra ogni cosa, sublime, eccelso, soave, amabile, delizioso e tutto, sopra ogni cosa, desiderabile nei secoli. Amen.
Traduzione a cura del sito, dal testo originale riportato qui sotto.
Il testo originale in latino
Omnipotens, sanctissime, altissime et summe Deus, Pater sancte (Joa 17,11) et iuste, Domine rex caeli et terrae (cfr. Mt 11,25), propter temetipsum gratias agimus tibi, quod per sanctam voluntatem tuam et per unicum Filium tuum cum Spiritu Sancto creasti omnia spiritualia et corporalia et nos ad imaginem tuam et similitudinem factos in paradiso posuisti (cfr. Gen 1,26; 2,15). Et nos per culpam nostram cecidimus. Et gratias agimus tibi, quia, sicut per Filium tuum nos creasti, sic per sanctam dilectionem tuam, qua dilexisti nos (cfr. Joa 17,26), ipsum verum Deum et verum hominem ex gloriosa semper Virgine beatissima sancta Maria nasci fecisti et per crucem et sanguinem et mortem ipsius nos captivos redimi voluisti. Et gratias agimus tibi, quia ipse Filius tuus venturus est in gloria maiestatis suae mittere maledictos, qui poenitentiam non egerunt et te non cognoverunt, in ignem aeternum, et dicere omnibus, qui te cognoverunt et adoraverunt et tibi servierunt in poenitentia: Venite, benedicti Patris mei, pericipite regnum, quod vobis paratum est ab origine mundi (cfr. Mt 25,34).
Et quia nos omnes miseri et peccatores non sumus digni nominare te, suppliciter exoramus, ut Dominus noster Jesus Christus Filius tuus dilectus, in quo tibi bene complacuit (cfr. Mt 17,5), una cum Spiritu Sancto Paraclito gratias agat tibi, sicut tibi et ipsi placet, pro omnibus, qui tibi semper sufficit ad omnia, per quem nobis tanta fecisti. Alleluia.
Et gloriosam matrem beatissimam Mariam semper Virginem, beatum Michaelem, Gabrielem et Raphaelem et omnes choros beatorum seraphim, cherubim, thronorum, dominationum, principatuum, potestatum (cfr. Col 1,15), virtutum, angelorum, archangelorum, beatum Joannem Baptistam, Joannem Evangelistam, Petrum, Paulum et beatos patriarchas, prophetas, Innocentes, apostolos, evangelistas, discipulos, martyres, confessores, virgines, beatos Eliam et Enoch et omnes sanctos, qui fuerunt et erunt et sunt propter tuum amorem humiliter deprecamur, ut, sicut tibi placet, pro his tibi gratias referant summo vero Deo, aeterno et vivo, cum Filio tuo carissimo Domino nostro Jesu Christo et Spiritu Sancto Paraclito in saecula saeculorum (Apoc 19,3). Amen. Alleluia (Apoc 19,4).
Et Domino Deo universos intra sanctam ecclesiam catholicam et apostolicam servire volentes et omnes sequentes ordines: sacerdotes, diaconos, subdiaconos, acolythos, exorcistas, lectores, ostiarios et omnes clericos, universos religiosos et religiosas, omnes conversos et parvulos, pauperes et egenos, reges et principes, laboratores et agricolas, servos et dominos, omnes virgines et continentes et maritatas, laicos, masculos et feminas, omnes infantes, adolescentes, iuvenes et senes, sanos et infirmos, omnes pusillos et magnos, et omnes populos, gentes, tribus et linguas (cfr. Apoc 7,9), omnes nationes et omnes homines ubicumque terrarum, qui sunt et erunt, humiliter rogamus et supplicamus nos omnes fratres minores, servi inutiles (Lc 17,10), ut omnes in vera fide et poenitentia perseveremus, quia aliter nullus salvari potest.
Omnes diligamus ex toto corde, ex tota anima, ex tota mente, ex tota virtute (cfr. Mc 12,30) et fortitudine, ex toto intellectu (cfr. Mc 12,33), ex omnibus viribus (cfr. Lc 10,27), toto nisu, toto affectu, totis visceribus, totis desideriis et voluntatibus Dominum Deum (Mc 12,30 par.), qui totum corpus, totam animam et totam vitam dedit et dat omnibus nobis, qui nos creavit, redemit et sua sola misericordia salvabit (cfr. Tob 13,5), qui nobis miserabilibus et miseris, putridis et foetidis, ingratis et malis omnia bona fecit et facit.
Nihil ergo aliquid aliud desideremus, nihil aliud velimus, nihil aliud placeat et delectet nos nisi Creator et Redemptor et Salvator noster, solus verus Deus, qui est plenum bonum, omne bonum, totum bonum, verum et summum bonum, qui solus est bonus (cfr. Lc 18,19), pius, mitis, suavis et dulcis, qui solus est sanctus, iustus, verus, sanctus et rectus, qui solus est benignus, innocens, mundus, a quo et per quem et in quo (cfr. Rom 11,36) est omnis venia, omnis gratia, omnis gloria omnium poenitentium et iustorum, ommium beatorum in caelis congaudentium. Nihil ergo impediat, nihil separet, nihil interpolet. Ubique nos omnes omni loco, omni hora et omni tempore, quotidie et continue credamus veraciter et humiliter et in corde teneamus et amemus, honoremus, adoremus, serviamus, laudemus et benedicamus, glorificemus et superexaltemus, magnificemus et gratias agamus altissimo et summo Deo aeterno, trinitati et unitati, Patri et Filio et Spiritui Sancto, creatori omnium et salvatori omnium in se credentium et sperantium et diligentium eum, qui sine initio et sine fine immutabilis, invisibilis, inenarrabilis, ineffabilis, incomprehensibilis, investigabilis (cfr. Rom 11,33), benedictus, laudabilis, gloriosus, superexaltatus (cfr. Dan 3,52), sublimis, excelsus, suavis, amabilis, delectabilis et totus super omnia desiderabilis in saecula. Amen.
Fonte: la.wikisource (testo critico di K. Esser; numeri dei versetti rimossi). Testo PD anche in Quaracchi 1904, pp. 57-62. Vai alla fonte).
Preghiera «Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Dio»
Preghiera che chiude la Lettera a tutto l’Ordine (1225-1226 circa): Francesco chiede di essere purificati e illuminati dal fuoco dello Spirito Santo per seguire le orme di Cristo e giungere al Padre. È spesso recitata come preghiera a sé stante nella tradizione francescana.
O Dio onnipotente, eterno, giusto e misericordioso, concedi a noi miseri, in grazia di te stesso, di fare quello che sappiamo essere tua volontà, e di voler sempre quel che ti piace; affinchè interiormente mondati, illuminati ed accesi del fuoco dello Spirito Santo possiamo seguire le vestigie del tuo dilettissimo Figliuolo Signor nostro Gesù Cristo, e mercè della sola tua grazia giungere a te Altissimo: il quale in Trinità perfetta e semplice Unità vivi e regni, e ti glorii Dio onnipotente nei secoli de’ secoli. Così sia.
Traduzione di p. Bernardo da Fivizzano, cappuccino, dagli «Opuscoli del serafico patriarca S. Francesco d’Assisi» (Firenze 1880). Fonte.
Il testo originale in latino
Omnipotens, aeterne, iuste et misericors Deus, da nobis miseris propter temetipsum facere, quod scimus te velle, et semper velle, quod tibi placet, ut interius mundati, interius illuminati et igne sancti Spiritus accensi sequi possimus vestigia (cfr. 1 Petr 2,21) dilecti Filii tui, Domini nostri Jesu Christi, et ad te, Altissime, sola tua gratia pervenire, qui in Trinitate perfecta et Unitate simplici vivis et regnas et gloriaris Deus omnipotens per omnia saecula saeculorum. Amen.
Fonte: la.wikisource (testo critico di K. Esser; numeri dei versetti rimossi). Testo PD anche in Quaracchi 1904, p. 107. Vai alla fonte.
Preghiera «Absorbeat»
Breve preghiera per chiedere di essere «assorbiti» dall’amore di Cristo, che Ubertino da Casale (1305) attribuisce a Francesco. Esser e Paolazzi la considerano non autentica (Francesco può averla conosciuta e usata), ma le Fonti Francescane la riportano tra gli scritti.
È la preghiera che dà il nome al manuale «Absorbeat» consegnato al Cavaliere dell’Ordine della Pace: scopri come diventare Cavaliere.
L’infocata e melliflua forza del vostro amore assorbisca, ve ne prego, o Signore, la mia mente da tutte le cose che sono sotto il cielo; acciocchè io muoia per amore dell’amor di Voi, il quale per amor dell’amore di me vi degnaste morire: per Voi stesso Figliuolo di Dio, che col Padre e collo Spirito Santo vivete e regnate per tutti i secoli. Così sia.
Traduzione di p. Bernardo da Fivizzano, cappuccino, dagli «Opuscoli del serafico patriarca S. Francesco d’Assisi» (Firenze 1880). Fonte.
Il testo originale in latino
Absorbeat quaeso, Domine, mentem meam ab omnibus, quae sub caelo sunt, ignita et melliflua vis amoris tui, ut amore amoris tui moriar, qui amore amoris mei dignatus es mori.
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, p. 125 («Oratio»). Vai alla fonte.
Benedizione a frate Bernardo
Dettata da Francesco morente nel 1226 per Bernardo di Quintavalle, il suo primo compagno, raccomandandolo all’affetto di tutti i ministri e frati. Le Fonti la tramandano nei racconti degli ultimi giorni del santo.
Scrivi così come ti dico: il primo frate che il Signore mi ha dato fu frate Bernardo. Fu lui il primo a cominciare e a compiere nel modo più perfetto la perfezione del santo Vangelo, distribuendo ai poveri tutti i suoi beni. Per questo e per molti altri suoi meriti sono tenuto ad amarlo più di qualunque altro frate di tutto l’Ordine. Perciò voglio e comando, per quanto posso, che chiunque sarà ministro generale lo ami e lo onori come me stesso, e che anche gli altri ministri provinciali e i frati di tutto l’Ordine lo tengano al posto mio.
Traduzione a cura del sito, dal testo originale riportato qui sotto.
Il testo originale in latino
Scribe, sicut dico tibi: Primus frater, quem dedit mihi Dominus, fuit frater Bernardus, et: qui primo incepit et complevit perfectissime perfectionem sancti evangelii distribuendo bona sua omnia pauperibus; propter quod et propter multas alias praerogativas teneor ipsum magis diligere quam aliquem fratrem totius religionis. Unde volo et praecipio, sicut possum, quod, quicumque fuerit generalis minister, ipsum diligat et honoret tamquam me ipsum, et etiam alii ministri provinciales et fratres totius religionis ipsum teneant vice mea.
Fonte: Testo critico di K. Esser (Opuscula S. P. Francisci Assisiensis, Grottaferrata 1976/1978), trascritto su franciscanos.org (Directorio Franciscano). Vai alla fonte.
Della vera e perfetta letizia
Insegnamento dettato a frate Leone presso Santa Maria degli Angeli: la vera gioia non sta nei successi dell’Ordine né nei miracoli, ma nel sopportare con pazienza il rifiuto e l’umiliazione per amore di Cristo. La versione più antica è riferita da frate Leonardo; quella famosa dei Fioretti (cap. VIII) è un’elaborazione posteriore.
Angelo Branduardi ne ha tratto «La predica della perfetta letizia»: il video è più sotto, tra le canzoni dedicate a Francesco.
Leggi il testo in italiano
Venendo una volta san Francesco da Perugia a Santa Maria degli Agnoli con Frate Leone a tempo di verno, e il freddo grandissimo fortemente il crucciava, chiamò Frate Leone, il quale andava innanzi, e disse così: Frate Leone, avvegnadiochè li Frati Minori in ogni terra tiene grande esemplo di santitade e di buona edificazione, nientedimeno iscrivi, e nota diligentemente, che non è quivi perfetta letizia. E andando san Francesco più oltre, il chiamò la seconda volta: O Frate Leone, benchè ’l Frate Minore allumini i ciechi, e distenda gli attratti, iscacci le demonia, renda l’udire alli sordi e l’andare alli zoppi, il parlare alli mutoli, e ch’è maggiore cosa, risusciti li morti di quattro dì: scrivi, che in ciò non è perfetta letizia. E andando un poco, gridò forte: O Frate Leone, se ’l Frate Minore sapesse tutte le lingue, e tutte le scienze, e tutte le scritture, sicchè sapesse profetare, e rivelare non solamente le cose future, ma eziandio li segreti delle coscienze e degli animi; scrivi, che non è in ciò perfetta letizia. Andando un poco più oltre, san Francesco chiamò ancora forte: O Frate Leone, pecorella di Dio, benchè il Frate Minore parli con lingua d’Angelo, e sappia i corsi delle stelle, e le virtù delle erbe; e fossonli rivelati tutti li tesori della terra, e cognoscesse le virtù degli uccelli, e de’ pesci, e di tutti gli animali, e degli uomini, e degli alberi, e delle pietre, e delle radici, e dell’acque; iscrivi, che non è in ciò perfetta letizia. E andando ancora un pezzo san Francesco chiamò forte: O Frate Leone, benchè ’l Frate Minore sapesse sì bene predicare, che convertisse tutti gl’infedeli alla Fede di Cristo; scrivi, che non è ivi perfetta letizia. E durando questo modo di parlare bene di due miglia, Frate Leone con grande ammirazione il domandò, e disse: Padre, io ti priego dalla parte di Dio, che tu mi dica, dov’è perfetta letizia. E san Francesco si gli rispose: Quando noi saremo a Santa Maria degli Angeli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo, e infangati di loto, e afflitti di fame, e picchieremo la porta dello luogo; e ’l portinaio verrà adirato, e dirà: Chi siete voi? e noi diremo: Noi siamo due de’ vostri Frati, e colui dirà: Voi non dite vero: anzi siete due ribaldi, che andate ingannando il mondo, e rubando le limosine de’ poveri; andate via; e non ci aprirà, e faracci istare di fuori alla neve e all’acqua col freddo e colla fame, insino alla notte, allora se noi tanta ingiuria, e tanta crudeltate, e tanti commiati sosterremo pazientemente senza turbarcene, e senza mormorare di lui; e penseremo umilmente e caritativamente, che quello portinaio veramente ci conosca, e che Iddio il fa parlare contra a noi: o Frate Leone, iscrivi, che qui è perfetta letizia. E se noi perseveriamo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie, e con gotate, dicendo: Partitevi quindi, ladroncelli vilissimi, andate allo spedale, che qui non mangerete voi, nè albergherete; se noi questo sosterremo pazientemente, e con allegrezza, e con amore; o Frate Lione, scrivi, che quivi è perfetta letizia. E se noi pur costretti dalla fame, a dal freddo, e dalla notte, più picchieremo, e pregheremo per l’amore di Dio con grande pianto, che ci apra e mettaci pure dentro; e quelli più scandolezzato dirà: Costoro sono gaglioffi importuni; io gli pagherò bene come sono degni: e uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio, e gitteracci in terra, e involgeracci nella neve, e batteracci a nodo a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o Frate Lione, iscrivi, che qui e in questo è perfetta letizia: e però odi la conclusione, Frate Lione. Sopra tutte le grazie, e i doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere sè medesimo, e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie, ed obbrobrii, e disagi; imperocchè in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, perocchè non sono nostri, ma di Dio; onde dice l’Apostolo: Che hai tu, che tu non abbi da Dio? e se tu l’hai avuto da lui, perchè te ne glorii, come se tu l’avessi da te? Ma nella croce della tribolazione, e della afflizione ci possiamo gloriare, perocchè questo è nostro; e perciò dice l’Apostolo: Io non mi voglio gloriare, se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo.
Dai «Fioretti di san Francesco», cap. VIII: è il racconto in volgare toscano del Trecento, non la traduzione del testo latino (edizione di Antonio Cesari). Fonte.
Il testo originale in latino
Idem [fr. Leonardus] retulit ibidem quod una die beatus Franciscus apud Sanctam Mariam vocavit fratrem Leonem et dixit: Frater Leo, scribe. Qui respondit: Ecce paratus sum. Scribe -inquit- quae est vera laetitia. Venit nuntius et dicit quod omnes magistri de Parisiis venerunt ad Ordinem, scribe, non vera laetitia. Item quod omnes praelati ultramontani, archiepiscopi et episcopi; item quod rex Franciae et rex Angliae: scribe, non vera laetitia. Item, quod fratres mei iverunt ad infideles et converterunt eos omnes ad fidem; item, quod tantam gratiam habeo a Deo quod sano infirmos et facio multa miracula: dico tibi quod in his omnibus non vera laetitia. Sed quae est vera laetitia? Redeo de Perusio et de nocte profunda venio huc et est tempus hiemis lutosum et adeo frigidum, quod dondoli aquae frigidae congelatae fiunt ad extremitates tunicae et percutiunt semper crura, et sanguis emanat ex vulneribus talibus. Et totus in luto et frigore et glacie venio ad ostium, et postquam diu pulsavi et vocavi, venit frater et quaerit: Quis est? Ego respondeo: Frater Franciscus. Et ipse dicit: Vade; non est hora decens eundi; non intrabis. Et iterum insistenti respondeat: Vade, tu es unus simplex et idiota; admodo non venis nobis; nos sumus tot et tales, quod non indigemus te. Et ego iterum sto ad ostium et dico: Amore Dei recolligatis me ista nocte. Et ille respondeat: Non faciam. Vade ad locum Cruciferorum et ibi pete. Dico tibi quod si patientiam habuero et non fuero motus, quod in hoc est vera laetitia et vera virtus et salus animae.
Fonte: Testo critico di K. Esser (Opuscula S. P. Francisci Assisiensis, Grottaferrata 1976/1978), trascritto su franciscanos.org (Directorio Franciscano). Vai alla fonte.
Lettere
Le lettere di Francesco ai fedeli, ai chierici, ai governanti, ai frati e agli amici.
Lettera ai fedeli (prima recensione)
Esortazione ai laici che volevano vivere il Vangelo nella penitenza, forse rivolta ai primi gruppi di «fratelli e sorelle della penitenza» (il futuro Terz’Ordine). È la redazione più breve e antica della Lettera ai fedeli, conservata in un codice di Volterra.
Leggi il testo in italiano
Nel nome del Signore!
Quelli che fanno penitenza.
Tutti quelli che amano il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima e la mente, con tutta la forza, e amano il loro prossimo come se stessi, e hanno in odio il proprio corpo con i suoi vizi e peccati, e ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, e fanno frutti degni di penitenza: oh, come sono beati e benedetti quelli e quelle che fanno queste cose e in esse perseverano! Perché su di loro riposerà lo spirito del Signore, che farà presso di loro la sua abitazione e la sua dimora; e sono figli del Padre celeste, di cui compiono le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo. Siamo sposi quando, per mezzo dello Spirito Santo, l’anima fedele si unisce al Signore nostro Gesù Cristo. Gli siamo fratelli quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli; madri, quando lo portiamo nel cuore e nel nostro corpo con l’amore divino e con una coscienza pura e sincera; lo diamo alla luce con le opere sante, che devono risplendere agli altri come esempio. Oh, com’è glorioso, santo e grande avere un Padre nei cieli! Oh, com’è santo, consolante, bello e ammirabile avere un tale sposo! Oh, com’è santo e caro, piacevole, umile, pacifico, dolce, amabile e sopra ogni cosa desiderabile avere un tale fratello e un tale figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, che ha dato la vita per le sue pecore e ha pregato il Padre dicendo: «Padre santo, custodisci nel tuo nome quelli che mi hai dato nel mondo; erano tuoi e li hai dati a me. E le parole che hai dato a me le ho date a loro; ed essi le hanno accolte e hanno creduto davvero che sono uscito da te e hanno conosciuto che tu mi hai mandato. Prego per loro e non per il mondo. Benedicili e santificali; e per loro io santifico me stesso. Non prego solo per loro, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me, perché siano santificati nell’unità, come noi. E voglio, Padre, che dove sono io siano anch’essi con me, perché vedano la mia gloria nel tuo regno». Amen.
Quelli che non fanno penitenza.
Tutti quelli e quelle, invece, che non vivono nella penitenza, e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, e si danno ai vizi e ai peccati, e vanno dietro ai cattivi desideri e alle cattive voglie della loro carne, e non osservano ciò che hanno promesso al Signore, e servono con il corpo il mondo, i desideri della carne, le preoccupazioni del secolo e gli affanni di questa vita: prigionieri del diavolo, di cui sono figli e di cui fanno le opere, sono ciechi, perché non vedono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cristo. Non hanno la sapienza spirituale, perché non hanno il Figlio di Dio, che è la vera sapienza del Padre; di loro è detto: «La loro sapienza è stata inghiottita» e: «Maledetti quelli che si allontanano dai tuoi comandamenti». Vedono e riconoscono, sanno e fanno il male, e consapevolmente perdono le loro anime. Guardate, ciechi, ingannati dai vostri nemici, la carne, il mondo e il diavolo: al corpo è dolce commettere il peccato e amaro servire Dio, perché tutti i vizi e i peccati escono e procedono dal cuore degli uomini, come dice il Signore nel Vangelo. E non avete nulla, né in questo mondo né in quello futuro. Credete di possedere a lungo le vanità di questo mondo, ma vi ingannate, perché verranno il giorno e l’ora a cui non pensate, che non conoscete e ignorate. Il corpo si ammala, la morte si avvicina, e così si muore di morte amara. E dovunque, in qualunque momento e in qualunque modo l’uomo muore in peccato mortale, senza penitenza e riparazione, se poteva riparare e non l’ha fatto, il diavolo gli strappa l’anima dal corpo con tanta angoscia e tribolazione che nessuno può saperlo, se non chi la prova. E tutti i talenti e il potere, la scienza e la sapienza che credevano di avere saranno loro tolti. Lasciano tutto ai parenti e agli amici, che prendono e si dividono i suoi beni e poi dicono: «Sia maledetta la sua anima, perché poteva darci e guadagnare di più di quanto ha guadagnato». I vermi ne mangiano il corpo; e così hanno perduto il corpo e l’anima in questa breve vita, e andranno all’inferno, dove saranno tormentati senza fine.
Tutti coloro ai quali giungerà questa lettera, li preghiamo, nella carità che è Dio, di accogliere con benevolenza e con amore divino queste profumate parole del Signore nostro Gesù Cristo scritte qui sopra. E chi non sa leggere se le faccia leggere spesso; e le conservino presso di sé, mettendole in pratica fino alla fine, perché sono spirito e vita. E chi non lo farà dovrà renderne conto nel giorno del giudizio, davanti al tribunale del Signore nostro Gesù Cristo.
Traduzione a cura del sito, dal testo originale riportato qui sotto.
Il testo originale in latino
(Recensio prior)
(Exhortatio ad fratres et sorores de poenitentia)
In nomine Domini!
[Cap. I] De illis qui faciunt poenitentiam.
Omnes qui Dominum diligunt ex toto corde, ex tota anima et mente, ex tota virtute (cfr. Mc 12,30) et diligunt proximos suos sicut se ipsos (cfr. Mt 22,39), et odio habent corpora eorum cum vitiis et peccatis, et recipiunt corpus et sanguinem Domini nostri Jesu Christi, et faciunt fructus dignos poenitentiae: O quam beati et benedicti sunt illi et illae, dum talia faciunt et in talibus perseverant, quia requiescet super eos spiritus Domini (cfr. Is 11,2) et faciet apud eos habitaculum et mansionem (cfr. Joa 14,23), et sunt filii patris caelestis (cfr. Mt 5,45), cuius opera faciunt et sunt sponsi, fratres et matres Domini nostri Jesu Christi (cfr. Mt 12,50). Sponsi sumus, quando Spiritu Sancto coniungitur fidelis anima Domino nostro Jesu Christo. Fratres ei sumus, quando facimus voluntatem patris qui in caelis est (Mt 12,50); matres, quando portamus eum in corde et corpore nostro (cfr. 1 Cor 6,20) per divinum amorem et puram et sinceram conscientiam; parturimus eum per sanctam operationem, quae lucere debet aliis in exemplum (cfr. Mt 5,16). O quam gloriosum est, sanctum et magnum in caelis habere patrem! O quam sanctum, paraclitum, pulchrum et admirabilem talem habere sponsum! O quam sanctum et quam dilectum, beneplacitum, humilem, pacificum, dulcem, amabilem et super omnia desiderabilem habere talem fratrem et talem filium: Dominum nostrum Jesum Christum, qui posuit animam pro ovibus suis (cfr. Joa 10,15) et oravit patri dicens: Pater sancte, serva eos in nomine tuo (Joa 17,11), quos dedisti mihi in mundo; tui erant et mihi dedisti eos (Joa 17,6). Et verba, quae mihi dedisti, dedi eis, et ipsi acceperunt et crediderunt vere, quia a te exivi et cognoverunt, quia tu me misisti (Joa 17,8). Rogo pro eis et non pro mundo (cfr. Joa 17,9). Benedic et sanctifica (Joa 17,17) et pro eis sanctifico me ipsum (Joa 17,19). Non pro eis rogo tantum, sed pro eis qui credituri sunt per verbum illorum in me (Joa 17,20), ut sint sanctificati in unum (cfr. Joa 17,23) sicut et nos (Joa 17,11). Et volo, pater, ut ubi ego sum et illi sint mecum, ut videant claritatem meam (Joa 17,24) in regno tuo (Mt 20,21). Amen.
[Cap. II] De illis qui non agunt poenitentiam.
Omnes autem illi et illae, qui non sunt in poenitentia, et non recipiunt corpus et sanguinem Domini nostri Jesu Christi, et operantur vitia et peccata et qui ambulant post malam concupiscentiam et mala desideria, carnis suae, et non observant, quae promiserunt Domino, et serviunt corporaliter mundo carnalibus desideriis et sollicitudinibus saeculi et curis huius vitae: Detenti a diabolo, cuius sunt filii et eius opera faciunt (cfr. Joa 8,41), caeci sunt, quia verum lumen non vident Dominum nostrum Jesum Christum. Sapientiam non habent spiritualem, quia non habent Filium Dei, qui est vera sapientia Patris, de quibus dicitur: Sapientia eorum deglutita est (Ps 106,27) et: Maledicti qui declinant a mandatis tuis (Ps 118,21). Vident et agnoscunt, sciunt et faciunt mala et ipsi scienter perdunt animas. Videte, caeci, decepti ab inimicis vestris: a carne, mundo et diabolo; quia corpori dulce est facere peccatum et amarum est facere servire Deo; quia omnia vitia et peccata de corde hominum exeunt et procedunt, sicut dicit Dominus in Evangelio (cfr. Mc 7,21). Et nihil habetis in hoc saeculo neque in futuro. Et putatis diu possidere vanitates huius saeculi, sed decepti estis, quia veniet dies et hora, de quibus non cogitatis, nescitis et ignoratis; infirmatur corpus, mors appropinquat et sic moritur amara morte. Et ubicumque, quandocumque, qualitercumque moritur homo in criminali peccato sine poenitentia et satisfactione, si potest satisfacere et non satisfacit, diabolus rapit animam suam de corpore eius cum tanta angustia et tribulatione, quod nemo potest scire, nisi qui recipit. Et omnia talenta et potestatem et scientiam et sapientiam (2 Par 1,12), quae putabant habere, auferretur [!] ab eis (cfr. Lc 8,18; Mc 4,25). Et propinquis et amicis relinquunt et ipsi tulerunt et diviserunt substantiam eius et dixerunt postea: Maledicta sit anima sua, quia potuit plus dare nobis et acquirere quam non acquisivit. Corpus comedunt vermes, et ita perdiderunt corpus et animam in isto brevi saeculo et ibunt in inferno, ubi cruciabuntur sine fine.
Omnes illos quibus litterae istae pervenerint, rogamus in caritate quae Deus est (cfr. 1 Joa 4,16), ut ista supradicta odorifera verba Domini nostri Jesu Christi cum divino amore benigne recipiant. Et qui nesciunt legere, saepe legere faciant; et apud se retineant cum sancta operatione usque in finem, quia spiritus et vita sunt (Joa 6,64). Et qui hoc non fecerint, tenebuntur reddere rationem in die iudicii (cfr. Mt 12,36) ante tribunal Domini nostri Jesu Christi (cfr. Rom 14,10).
Fonte: Testo critico di K. Esser (Opuscula S. P. Francisci Assisiensis, Grottaferrata 1976/1978), trascritto su franciscanos.org (Directorio Franciscano). Vai alla fonte.
Lettera ai fedeli (seconda recensione)
Lettera circolare a tutti i cristiani, scritta negli ultimi anni quando la malattia non permetteva più a Francesco di predicare di persona: parla dell’Eucaristia, della penitenza, dell’amore del prossimo e della morte del peccatore. È la più lunga delle sue lettere.
Leggi il testo in italiano
A tutti i Cristiani, Religiosi, Chierici, Laici, così uomini come donne, a tutti gli abitanti del mondo. Fra Francesco loro servo e suddito porge ossequio con riverenza, ed augura dal cielo vera pace, e carità sincera nel Signore.
Essendo io servo di tutti, a tutti debbo servire e annunziare le odorifere parole del mio Signore. Laonde ravvolgendo in mente, che a motivo dell’infermità e debolezza del mio corpo non posso personalmente visitare ciascuno, ho deliberato di annunziarvi per mezzo della presente lettera le parole del Signor nostro Gesù Cristo, che è il Verbo del Padre, e le parole dello Spirito Santo, le quali sono spirito e vita.
Cotesto Verbo del Padre così divino, così santo e glorioso lo annunziò l’altissimo Padre dal cielo per mezzo del suo santo arcangiolo Gabriello, e discese nell’utero della gloriosa Vergine Maria, dal cui seno prese la vera carne della fragile nostra umanità: il quale, essendo ricco, volle sopra tutto Egli stesso colla sua beatissima Madre eleggere nel mondo la povertà. Vicino alla Passione celebrò la Pasqua co’ suoi discepoli, e prendendo il pane rendette grazie, lo benedisse e lo spezzò, dicendo: Prendete e mangiate: questo è il mio corpo. E prendendo il calice, disse: Questo è il mio sangue del nuovo testamento, il quale per voi e per molti sarà sparso in remissione dei peccati. Di poi pregò il Padre, dicendo: Padre, se è possibile, passi da me questo calice. E diede in un sudore, come di gocce di sangue che scorreva a terra. Rassegnò tuttavia la propria volontà a quella del Padre, dicendo: Padre, sia fatta la tua volontà: non come voglio io, ma come vuoi tu. Del qual Padre tale fu il volere, che il Figlio suo benedetto e glorioso, da lui dato a noi, e nato per noi, per mezzo del suo proprio sangue offerisse sè stesso sacrifizio ed ostia sull’altare della croce, non per sè, per mezzo del quale furon fatte le cose tutte, ma pei nostri peccati, lasciando a noi l’esempio, affinchè seguitiamo le sue vestigie. E vuole che ci salviamo tutti per mezzo di lui, e che lo riceviamo con puro cuore e corpo casto. Ma pochi sono quelli, i quali vogliano riceverlo, ed esser salvi per mezzo di Lui, quantunque il suo giogo sia soave, e leggiero il suo peso.
Quelli, i quali non vogliono gustare quanto soave sia il Signore, e amano meglio le tenebre che la luce, ricusando adempire i comandamenti di Dio, sono maledetti; dei quali dice il Profeta: Maledetti quelli, che declinano da’ tuoi precetti. Ma al contrario oh quanto sono benedetti e beati coloro, i quali lo adorano (come fa d’uopo) in ispirito e verità! Porgiamogli giorno e notte lodi e orazioni, dicendogli: Padre nostro, che sei nei cieli, ec.; perchè ci è d’uopo sempre orare, nè mai stancarci.
Dobbiamo confessare al sacerdote tutti i nostri peccati, affine di ricevere il Corpo e il Sangue del Signor nostro Gesù Cristo; perocchè chi non mangia la sua carne, e non beve il suo sangue, non può entrare nel regno di Dio. Ognuno però la mangi e lo beva degnamente: perchè chi mangia indegnamente, si mangia e beve la condannazione, non distinguendo il corpo del Signore.
Facciamo inoltre frutti degni di penitenza; amiamo i prossimi come noi stessi: e se alcuno non vuole amargli come sè stesso, almeno non rechi loro del male, ma lor faccia del bene.
Quelli poi che hanno ricevuto la potestà di giudicare, esercitino sempre la giustizia con misericordia, conforme essi vorrebbero ottener misericordia dal Signore. Imperocchè sarà un giudizio senza misericordia per colui, che non usa misericordia. Abbiamo dunque carità e umiltà, e facciamo limosine; poichè esse purgano le anime nostre dalle macchie dei peccati. Perocchè gli uomini perdono tutte le cose, che lasciano in questo mondo; portan seco però la ricompensa della carità, e le elemosine fatte, delle quali conseguiranno dal Signore il premio e la degna mercede.
Dobbiamo digiunare, ed astenerci dai vizii, da tutto quello che può indurre al peccato, ed ancora da qualsivoglia uso superfluo delle cose. Inoltre i cattolici debbono visitare spesso la chiesa, venerare e riverire gli ecclesiastici per ragione del loro ufficio, e per l’amministrazione del SS. Corpo [e Sangue di Gesù Cristo, che] essi sacrificano, e ricevono, e dispensano agli altri. E tutti teniamo per fermo, che nessuno può salvarsi se non per mezzo delle sante parole e del Sangue del Signor nostro Gesù Cristo, che i chierici dicono, annunziano e amministrano, ed essi soli debbono dispensare.
I Religiosi poi, e quelli che hanno rinunziato al mondo, in modo speciale sono tenuti a fare di più e cose maggiori, e a lasciare quello, di cui non hanno bisogno, e ad odiare i nostri corpi coi vizii e peccati; perchè il Signore nel Vangelo dice: Tutte le malvagità partono dal cuore. Dobbiamo amare i nostri nemici, e fare del bene a coloro che ci odiano; osservare i precetti e i consigli del nostro Redentore, rinnegare noi stessi, e sottoporre i nostri corpi al giogo della servitù e dell’ubbidienza. Ma nessuno è obbligato ad ubbidire in cosa, nella quale si commette delitto o peccato: poichè siamo venuti soltanto a questo fine, di porgere agli altri esempi di opere buone, con attendere a salvar le anime nostre.
Colui, al quale è stata commessa la superiorità e devesi rendere ubbidienza, e che è tenuto per maggiore, guardi di farsi minore, e servo degli altri Frati, ed usi verso ciascun suddito quella misericordia, che vorrebbe usata a sè, essendo suddito. Nè pel delitto del frate si adiri contro di lui, ma con ogni pazienza ed umiltà benignamente lo corregga, lo ammonisca e il sopporti.
Non siamo sapienti e prudenti secondo la carne, ma semplici, umili e puri. Ed abbiamo in obbrobrio e in dispregio i nostri corpi; perchè tutti a causa della nostra colpa siamo miseri e putridi, come dice il Signore per bocca del Profeta: Io sono un verme, e non un uomo. Non dobbiamo mai desiderare d’essere sopra degli altri, ma piuttosto sudditi e soggetti ad ogni uomo creato per riguardo a Dio. E sopra tutti quelli, i quali avranno fatto ciò con perseveranza sino alla fine, riposerà lo Spirito del Signore, e farà in loro permanente dimora; e saranno figli del Padre celeste, di cui fanno le opere; e sono spose, fratelli e madri del Signor nostro Gesù Cristo. Siamo spose, perchè le anime fedeli si congiungono allo Spirito Santo. Siamo fratelli di Gesù Cristo, quando facciamo la volontà del Padre, che è ne’ cieli. Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo dell’amore e di una sincera coscienza, e lo partoriamo per mezzo della santa operazione, che deve risplendere agli altri in esempio. Oh quanto è glorioso e grande l’avere il Padre ne’ cieli! Oh quanto è santo l’avere a sposo bello ed amabile il Paracleto! Oh quanto è santo, e quanto dilettevole, grato, umile, pacifico, dolce ed amabile, e soprattutto desiderabile l’avere per fratello colui, che diede la sua vita per le sue pecorelle, e pregò per noi il Padre suo dicendo: Padre, custodisci nel nome tuo quelli, che hai a me consegnati. Padre, tutti quelli, che a me consegnasti nel mondo, erano tuoi, e tu gli hai dati a me; e le parole, che desti a me, le ho io date a loro: ed essi le hanno ricevute, e hanno veramente conosciuto, che sono uscito da te, ed hanno creduto, che tu mi hai mandato. Prego per essi; santifico me stesso, affinchè sieno santificati essi unitamente, come siamo noi. E voglio, o Padre, che dove sono io, ivi sia anche il mio ministro, affinchè vegga la gloria nel regno mio.
All’Uomo Dio, che ha sofferte per noi tante pene, ed insieme ci ha compartiti, e compartirà in avvenire tanti benefizi, ogni creatura, che è ne’ cieli, in terra, in mare e negli abissi, dia lodi, gloria, e onore e benedizione. Poichè esso è la nostra virtù e fortezza; esso è il solo buono, il solo altissimo, il solo onnipotente, ammirabile e glorioso; esso solo è santo e degno d’essere lodato e benedetto per infiniti secoli di secoli. Così sia.
Tutti quelli, i quali non abbracciano la penitenza, e non ricevono il Corpo e Sangue del S. N. Gesù Cristo, ma [si danno] ai vizii e a’ peccati, e vanno dietro alla loro cupidità e ai cattivi desiderii, e non osservano quelle cose che hanno promesso, e servono sensualmente al mondo, e ai corpi, ai desiderii, alle cure e sollecitudini di questo secolo e di questa vita, sono ingannati dal diavolo, di cui sono figliuoli e imitano le opere. Sono ciechi, perchè non veggono il vero lume, Gesù Cristo Signor nostro. Non hanno la sapienza dello spirito, perchè non hanno in sè il Figlio di Dio, che è la vera Sapienza del Padre. Dei quali è detto: La sapienza loro è venuta meno. Veggono, conoscono, e sanno, e fanno il male, e avvedutamente perdono le anime loro. O ciechi, ingannati dai vostri nemici, cioè dalla carne, dal mondo e dal demonio, aprite gli occhi a vedere, che al corpo torna dilettevole il peccato ed amaro il servire a Dio, che tutti i mali escono e provengono dal corpo degli uomini, come dice il Signore nel Vangelo. Credete di possedere per lungo tempo le vanità di questo secolo, ma siete in inganno; perchè verranno il giorno e l’ora, che non pensate, non sapete e ignorate.
Il corpo si ammala, si avvicina la morte; vengono i parenti e gli amici dicendo: Date sesto alle cose di vostra casa, perocchè voi morrete. Ed ecco la moglie, i figliuoli, i parenti e gli amici dritti fingono di piangere; ed egli volgendo a loro lo sguardo, gli vede piangere, e ne resta amaramente commosso, e pensando fra sè dice: Ecco io ripongo [nelle vostre] mani l’anima mia, il mio corpo e tutti i miei beni. È veramente maledetto quest’uomo, il quale confida, ed espone l’anima sua, il suo corpo e tutte le cose sue in tali mani. Il perchè dice il Signore per bocca del Profeta: Maledetto l’uomo, che pone la sua speranza nell’uomo. E tosto fanno chiamare un sacerdote, il quale gli dice: Vuoi ricevere l’assoluzione di tutti i tuoi peccati? Risponde, che sì. Vuoi risarcire colla tua sostanza i danni commessi, e quanto hai acquistato con frodi ed inganni? Risponde: No. A cui il sacerdote: Perchè no? Perchè, egli risponde, ho rimesso ogni cosa alla disposizione dei parenti. Così dicendo comincia a perdere la favella, e in tal modo quel miserabilissimo sen muore. Or sappiano tutti, che dovunque e in qualsiasi modo l’uomo muoia in istato di peccato mortale, e senza aver soddisfatto alla divina giustizia, mentre il poteva fare, il demonio s’impossessa d’un tal uomo, e rapisce l’anima dal corpo di lui con tanta angustia e tribolazione, che nessuno può sapere quanta sia, se non colui che la soffre. E gli vengono tolti tutti i talenti, il potere e la scienza, che credeva d’avere: e i parenti, e gli amici, ai quali ha lasciato i suoi beni, se gli prenderanno e divideranno; e poscia diranno: Sia maledetta l’anima di lui; perchè potè darci di più, e non ce lo ha dato, e potè fare più acquisti di quelli che ha fatti, e cose simili. Il corpo sel mangeranno i vermi, l’anima se la roderanno i demonii; e così perderà l’anima e il corpo per questo breve secolo.
Io Fra Francesco minor vostro servo, e con volontà di baciare i vostri piedi, vi prego e scongiuro per la carità, che è Dio stesso, di volere accogliere, mettere in pratica ed osservare con umiltà e con amore queste e le altre parole del Signor nostro Gesù Cristo. E tutti quelli, i quali le ricevono benignamente e le intendono, ne mandino copia agli altri; se nel buon uso di esse persevereranno sino alla fine, siano benedetti dal Padre, dal Figliuolo e dallo Spirito Santo. Così sia.
Traduzione di p. Bernardo da Fivizzano, cappuccino, dagli «Opuscoli del serafico patriarca S. Francesco d’Assisi» (Firenze 1880). Fonte.
Il testo originale in latino
Universis christianis, religiosis, clericis et laicis, masculis et feminis, omnibus qui habitant in universo mundo, frater Franciscus, eorum servus et subditus, obsequium cum reverentia, pacem veram de caelo et sinceram in Domino caritatem.
Cum sim servus omnium, omnibus servire teneor et administrare odorifera verba Domini mei. Unde in mente considerans, quod personaliter propter infirmitatem et debilitatem corporis mei non possum singulos visitare, proposui litteris praesentibus et nuntiis verba Domini nostri Iesu Christi, qui est Verbum Patris, vobis referre et verba Spiritus sancti, quae spiritus et vita sunt.
Istud Verbum Patris tam dignum, tam sanctum et gloriosum nuntiavit altissimus Pater de caelo venturum per sanctum Gabrielem archangelum suum sanctae et gloriosae Virgini Mariae, ex cuius utero veram recepit carnem humanitatis et fragilitatis nostrae. Qui, cum dives esset super omnia, voluit tamen ipse cum beatissima matre sua eligere paupertatem.
Et prope passionem suam celebravit pascha cum discipulis suis et accipiens panem gratias egit et benedixit et fregit dicens: Accipite et comedite, hoc est corpus meum. Et accipiens calicem dixit: Hic est sanguis meus novi testamenti, qui pro vobis et pro multis effundetur in remissionem peccatorum. Deinde oravit ad Patrem dicens: Pater, si fieri potest, transeat a me calix iste. Et factus est sudor eius sicut guttae sanguinis decurrentis in terram. Posuit tamen voluntatem suam in voluntate Patris dicens: Pater, fiat voluntas tua, non, sicut ego volo, sed sicut tu. Cuius Patris talis fuit voluntas, ut Filius eius benedictus et gloriosus, quem dedit nobis et natus fuit pro nobis, se ipsum per proprium sanguinem suum sacrificium et hostiam in ara crucis offerret, non pro se, per quem facta sunt omnia, sed pro peccatis nostris relinquens nobis exemplum, ut sequamur vestigia eius. Et vult, ut omnes salvemur per ipsum et recipiamus ipsum puro corde et casto corpore. Sed pauci sunt qui velint eum recipere et salvi esse per eum, licet eius iugum suave sit et onus eius leve.
Qui nolunt gustare, quam suavis sit Dominus, et diligunt tenebras magis quam lucem nolentes adimplere mandata Dei maledicti sunt; de quibus dicitur per prophetam: Maledicti qui declinant a mandatis tuis. Sed, o quam beati et benedicti sunt illi qui Dominum diligunt et faciunt, sicut dicit ipse Dominus in Evangelio: Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo et ex tota anima tua et proximum tuum sicut te ipsum. Diligamus igitur Deum et adoremus eum puro corde et pura mente, quia ipse super omnia quaerens hoc dicit: Veri adoratores adorabunt Patrem in spiritu et veritate. Omnes enim, qui adorant eum, in spiritu veritatis oportet eum adorare. Et dicamus ei laudes et orationes die ac nocte dicendo: Pater noster, qui es in caelis, quia oportet nos semper orare et non deficere.
Debemus siquidem confiteri sacerdoti omnia peccata nostra et recipere ab eo corpus et sanguinem Domini nostri Iesu Christi. Qui non manducat suam carnem et non bibit suum sanguinem, non potest introire in regnum Dei. Digne tamen manducet et bibat, quia qui indigne recipit iudicium sibi manducat et bibit, non diiudicans corpus Domini, id est non discernens ab aliis cibis.
Faciamus insuper fructus dignos poenitentiae. Et diligamus proximos sicut nosmetipsos; et, si quis non vult vel non potest eos diligere sicut se ipsum, saltem non inferat eis mala, sed faciat eis bona.
Qui autem potestatem iudicandi alios receperunt iudicium cum misericordia exerceant, sicut ipsi volunt a Domino misericordiam obtinere. Iudicium enim sine misericordia fiet illi, qui non facit misericordiam. Habeamus itaque caritatem et humilitatem et faciamus eleemosynas, quia ipsae lavant animas a sordibus peccatorum. Homines enim omnia perdunt, quae in hoc saeculo relinquunt; secum tamen portant caritatis mercedem et eleemosynas, quas fecerunt, de quibus habebunt a Domino praemium et dignam remunerationem.
Debemus etiam ieiunare et abstinere a vitiis et peccatis et a superfluitate cibi et potus et esse catholici. Debemus etiam ecclesias visitare frequenter et revereri clericos, non tantum propter eos, si sunt peccatores, sed propter officium et administrationem sanctissimi corporis et sanguinis Domini nostri Iesu Christi, quod sacrificant in altari et recipiunt et aliis administrant. Et firmiter sciamus omnes, quia nemo potest salvari nisi per sanguinem Domini nostri Iesu Christi et per sancta verba Domini, quae clerici dicunt et annuntiant et administrant et ipsi soli administrare debent et non alii.
Specialiter autem religiosi, qui renuntiaverunt saeculo, tenentur plura et maiora facere, sed ista non dimittere.
Debemus odio habere corpora nostra cum vitiis et peccatis, quia Dominus dicit in Evangelio: Omnia vitia et peccata de corde exeunt. Debemus diligere inimicos nostros et benefacere his qui oderunt nos. Debemus observare praecepta et consilia Domini nostri Iesu Christi. Debemus etiam nosmetipsos abnegare et ponere corpora nostra sub iugo servitutis et sanctae obedientiae, sicut unusquisque promisit Domino. Et nullus homo teneatur ex obedientia obedire alicui in eo, ubi committitur peccatum vel delictum.
Ille autem, cui obedientia commissa est, et qui habetur maior, sit sicut minor et aliorum fratrum servus et in singulos fratres suos misericordiam faciat et habeat, quam vellet sibi fieri, si in consimili casu esset. Nec ex delicto fratris irascatur in fratrem, sed cum omni patientia et humilitate ipsum benigne moneat et sustineat.
Non debemus secundum carnem esse sapientes atque prudentes, sed magis debemus esse simplices, humiles et puri. Et habeamus corpora nostra in opprobrium et despectum, quia omnes per culpam nostram sumus miseri et putridi, foetidi et vermes, sicut dicit Dominus per prophetam: Ego sum vermis et non homo, opprobrium hominum et abiectio plebis. Nunquam debemus desiderare esse super alios, sed magis debemus esse servi et subditi omni humanae creaturae propter Deum. Et omnes, qui talia fecerint et perseveraverint usque in finem, requiescet super eos Spiritus Domini et faciet in eis habitaculum et mansionem, et erunt filii Patris caelestis, cuius opera faciunt, et sunt sponsi, fratres et matres Domini nostri Iesu Christi. Sponsi sumus, quando per Spiritum sanctum coniungitur fidelis anima Iesu Christo. Fratres eius sumus, quando facimus voluntatem Patris eius, qui est in caelo. Matres eius sumus, quando portamus eum in corde et corpore nostro per amorem et puram et sinceram conscientiam et parturimus eum per sanctam operationem, quae lucere debet aliis in exemplum.
O quam gloriosum et sanctum et magnum habere in caelis Patrem! O quam sanctum, pulchrum et amabile habere in caelis Sponsum! O quam sanctum et quam dilectum, beneplacitum et humile, pacificum et dulce et amabile et super omnia desiderabile habere talem fratrem, qui posuit animam suam pro ovibus suis et oravit Patrem pro nobis dicens: Pater sancte, serva eos in nomine tuo, quos dedisti mihi. Pater, omnes, quos dedisti mihi in mundo, tui erant, et mihi eos dedisti. Et verba, quae dedisti mihi, dedi eis; et ipsi acceperunt et cognoverunt vere, quia a te exivi, et crediderunt, quia tu me misisti. Rogo pro eis, non pro mundo; benedic et sanctifica eos. Et pro eis sanctifico me ipsum, ut sint sanctificati in unum sicut et nos. Et volo, Pater, ut, ubi ego sum, et illi sint mecum, ut videant claritatem meam in regno tuo.
Et, quia tanta sustinuit pro nobis et tot bona contulit nobis et conferet in futuro, omnis creatura, quae est in caelo et in terra et in mari et in abyssis, referat Deo laudem, gloriam et honorem et benedictionem, quia ipse virtus et fortitudo nostra est, qui est solus bonus, solus altissimus, solus omnipotens et admirabilis, gloriosus et solus sanctus, laudabilis et benedictus in infinita saecula saeculorum. Amen.
Omnes autem illi, qui non sunt in poenitentia et non recipiunt corpus et sanguinem Domini nostri Iesu Christi, sed operantur vitia et peccata et ambulant post malam concupiscentiam et mala desideria et non observant quae promiserunt, et serviunt corporaliter mundo et carnalibus desideriis et curis et sollicitudinibus huius saeculi, mente autem serviunt diabolo decepti ab ipso, cuius filii sunt et cuius opera faciunt, caeci sunt, quia verum lumen Dominum nostrum Iesum Christum non vident. Hi sapientiam non habent spiritualem, quia non habent Filium Dei in se, qui est vera sapientia Patris; de quibus dicitur: Sapientia eorum devorata est. Vident, agnoscunt, sciunt et faciunt mala et scienter perdunt animas suas. Videte, caeci, decepti ab inimicis vestris, scilicet a carne, a mundo et a diabolo, quia corpori dulce est facere peccatum et amarum servire Deo, quia omnia vitia et peccata de corde hominis exeunt et procedunt, sicut dicitur in Evangelio.
Et nihil boni habetis in hoc saeculo neque in futuro. Putatis diu possidere vanitates huius saeculi, sed decepti estis, quia veniet dies et hora, de quibus non cogitatis et nescitis et ignoratis. Infirmatur corpus, mors appropinquat, veniunt propinqui et amici dicentes: Dispone tua. Et uxor eius et filii eius, propinqui et amici fingunt flere. Et respiciens videt eos flentes et movetur malo motu et cogitando intra se dicit: Ecce, animam et corpus meum et omnia mea pono in manibus vestris. Vere, iste homo est maledictus, qui confidit et exponit animam suam et corpus et omnia sua in talibus manibus. Unde dicit Dominus per prophetam: Maledictus homo, qui confidit in homine. Et statim faciunt venire sacerdotem; et dicit ei sacerdos: Vis recipere poenitentiam de omnibus peccatis tuis? Respondet: Volo. Vis satisfacere de commissis et his quae fraudasti et decepisti homines, sicut potes, de tua substantia? Respondet: Non. Et sacerdos ait: Quare non? Quia omnia disposui in manibus propinquorum et amicorum meorum. Et incipit perdere loquelam, et sic moritur ille miser amara morte.
Sed sciant omnes, quod, ubicumque et qualitercumque homo moriatur in criminali peccato sine satisfactione, et potest satisfacere et non satisfacit, diabolus rapit animam suam de corpore suo cum tanta angustia et tribulatione, quantam nullus scire potest, nisi qui recipit. Et omnia talenta et potestas, scientia et sapientia, quam ipse putabat habere, auferuntur ab eo. Et propinqui et amici tollunt substantiam eius et dividunt et dicunt postea: Maledicta sit anima eius, quia plura potuit nobis dare et acquirere, quam acquisivit. Vermes vero comedunt corpus. Et sic perdit animam et corpus in hoc brevi saeculo et vadit in inferno, ubi cruciabitur sine fine.
In nomine Patris et Filii et Spiritus sancti. Amen. Omnes, ad quos litterae istae pervenerint, ego frater Franciscus, minor servus vester, rogo et obsecro vos in caritate, quae Deus est, et cum voluntate osculandi pedes vestros, ut haec odorifera verba Domini nostri Iesu Christi cum humilitate et caritate debeatis recipere et benigne operari et observare perfecte. Et qui nesciunt legere saepe legi faciant et apud se retineant cum sancta operatione usque in finem, quia spiritus et vita sunt. Et qui hoc non fecerint reddent rationem in die iudicii ante tribunal Christi. Et omnes illi et illae, qui ea benigne recipient et intelligent et mittent aliis in exemplum, si in eis perseveraverint usque in finem, benedicat eis Pater et Filius et Spiritus sanctus. Amen.
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, pp. 87-98 (Epistola I «Ad omnes fideles»). Vai alla fonte.
Lettera ai chierici
Esortazione ai sacerdoti a trattare con somma riverenza il Corpo e il Sangue del Signore, i vasi sacri e le parole scritte di Dio, probabilmente legata alle disposizioni del Concilio Lateranense IV e di papa Onorio III (1219). Ne esistono due redazioni.
Leggi il testo in italiano
Ai Reverendi miei Signori in Cristo, tutti gli Ecclesiastici, che sono nell’universo e vivono secondo le leggi della Fede cattolica, Fra Francesco picciolo e minimo servo salute con ogni riverenza e col bacio de’ piedi.
Poichè sono fatto debitore a tutti, perciò non potendo più a motivo delle mie infermità soddisfarvi di presenza colle mie parole, accogliete con ogni amore e dilezione questo mio ricordo e ammonimento scritto in poche parole. Noi tutti ecclesiastici ponderiamo il grande peccato, e l’ignoranza che hanno certuni intorno al SS. Corpo e Sangue del Signor nostro Gesù Cristo, e ai sacratissimi nomi e alle parole scritte di lui, le quali ne consacrano il Corpo. Sappiamo, che non può essere presente il Corpo, se non precedano le parole della [consacrazione. Perocchè di esso] Altissimo nulla di sensibile e reale abbiamo e vediamo in questo mondo, se non il Corpo e il Sangue, i nomi e le parole, mercè di cui fummo creati e riscattati dalla morte alla vita.
Tutti quelli poi, i quali ministrano così santissimi misteri, massimamente coloro che fanno ciò senza discernimento, considerino fra sè quanto siano vili i calici, i corporali e i pannilini, ne’ quali vengon sacrificati il Corpo e il Sangue del Signor nostro; e come da molti è lasciato in luoghi abbietti, indecentemente portato, indegnamente ricevuto, e indistintamente amministrato agli altri. I nomi ancora e le parole scritte di lui alle volte si calpestano co’ piedi; perchè l’uomo animale non capisce le cose dello Spirito di Dio. Di tutte queste cose non ci moviamo a pietà, mentre lo stesso pio Signore si mette nelle nostre mani, ed è da noi maneggiato e ricevuto ogni giorno nella nostra bocca? Ignoriamo forse, che dobbiamo [capitare] nelle sue mani?
Pertanto di tutte queste ed altre mancanze subito e fermamente emendiamoci; e dovunque si troverà il SS. Corpo del Signor nostro Gesù Cristo indecentemente posto e lasciato, si rimuova da quel luogo, ed in luogo prezioso sia collocato e custodito. Similmente i nomi e le parole scritte del Signore, dovunque sieno trovate in luoghi immondi, si raccolgano, e in luogo onesto debbonsi collocare. E sappiamo, che siamo tenuti ad osservare in ispecial modo tutte queste cose secondo i comandi del Signore e le Costituzioni della santa madre Chiesa. E chi non eseguirà questo, sappia che nel giorno del giudizio ne renderà conto al cospetto di nostro Signor Gesù Cristo. Quelli che faranno copiare questo scritto, affinchè si debba meglio osservare, sappiano che saranno dal Signore Iddio benedetti. Il nostro Signor Gesù Cristo riempia della sua santa grazia e conforti tutti gli Ecclesiastici miei Signori.
Traduzione di p. Bernardo da Fivizzano, cappuccino, dagli «Opuscoli del serafico patriarca S. Francesco d’Assisi» (Firenze 1880). Fonte.
Il testo originale in latino
Attendamus, omnes clerici, magnum peccatum et ignorantiam, quam quidam habent super sanctissimum corpus et sanguinem Domini nostri Iesu Christi et sacratissima nomina et verba eius scripta, quae sanctificant corpus. Scimus, quia non potest esse corpus, nisi prius sanctificetur a verbo. Nihil enim habemus et videmus corporaliter in hoc saeculo de ipso Altissimo, nisi corpus et sanguinem, nomina et verba, per quae facti sumus et redempti de morte ad vitam.
Omnes autem illi qui ministrant tam sanctissima mysteria, considerent intra se, maxime hi qui indiscrete ministrant, quam viles sint calices, corporalia et linteamina, ubi sacrificatur corpus et sanguis Domini nostri Iesu Christi. Et a multis in locis vilibus relinquitur et miserabiliter per viam portatur et indigne sumitur et indiscrete aliis ministratur. Nomina etiam et verba eius scripta aliquando pedibus conculcantur; quia animalis homo non percipit ea quae Dei sunt. Non movemur de his omnibus pietate, cum ipse pius Dominus in manibus nostris se praebeat, et eum tractemus et sumamus quotidie per os nostrum? An ignoramus, quia debemus venire in manus eius?
Igitur de his omnibus et aliis cito et firmiter emendemus; et ubicumque fuerit sanctissimum corpus Domini nostri Iesu Christi illicite collocatum et relictum, removeatur de loco illo et in loco pretioso ponatur et consignetur. Similiter nomina et verba Domini scripta, ubicumque inveniantur in locis immundis, colligantur et in loco honesto debeant collocari. Et scimus, quia haec omnia tenemur super omnia observare secundum praecepta Domini et constitutiones sanctae matris Ecclesiae. Et qui hoc non fecerit, sciat, se coram Domino nostro Iesu Christo in die iudicii reddere rationem. Et hoc scriptum qui fecerit exemplari, ut melius observetur, sciat se benedictum a Domino.
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, pp. 22-23 («De reverentia corporis Domini et de munditia altaris»). Vai alla fonte.
Lettera ai reggitori dei popoli
Lettera ai podestà, consoli e governanti di ogni luogo, scritta probabilmente dopo il viaggio in Oriente (1220): li invita a non dimenticare Dio, a ricevere l’Eucaristia e a far rendere ogni sera lode al Signore da tutto il popolo. Boehmer (1904) la riteneva dubbia, oggi è accolta come autentica.
Leggi il testo in italiano
A tutti i Potentati, e Consoli, Giudici, e Rettori d’ogni luogo della terra, e a tutti gli altri, ai quali giungeranno queste lettere, Fra Francesco, vostro umile e spregevol servo nel Signore, vi saluta tutti e vi desidera la pace.
Considerate e riflettete, che il giorno della morte si avvicina. Perciò vi prego con riverenza, per quanto posso, che per le brighe e le sollecitudini di questo mondo, le quali vi occupano, non poniate in dimenticanza il Signore, e non deviate dai comandi di lui; perchè tutti coloro, i quali lo dimenticano e ne trasgrediscono i comandamenti, sono maledetti e saranno dimenticati da lui; e quando verrà il giorno della morte, saranno loro tolte tutte quelle cose che credevano avere; e quanto più saggi e potenti saranno stati in questo mondo, tanto maggiori tormenti soffriranno nell’inferno.
Laonde con fermezza vi consiglio, Signori miei, che, posposta ogni cura e sollecitudine, riceviate con amore il santissimo Corpo e Sangue del Signor nostro Gesù Cristo in santa memoria di Lui; e che procuriate al Signore nel popolo a voi affidato cotanto onore, che in ogni sera per mezzo d’un messo o di altro segno si dia avviso, che da tutto il popolo sieno rese lodi e ringraziamenti al Signore Dio onnipotente. E se ciò non farete, sappiate che ne renderete ragione al cospetto del Signore Dio vostro Gesù Cristo nel giorno del Giudizio. Quelli che riterranno presso di sè ed osserveranno questo scritto, sappiano che sono benedetti dal Signore Iddio.
Traduzione di p. Bernardo da Fivizzano, cappuccino, dagli «Opuscoli del serafico patriarca S. Francesco d’Assisi» (Firenze 1880). Fonte.
Il testo originale in latino
Universis potestatibus et consulibus, iudicibus atque rectoribus ubique terrarum et omnibus aliis, ad quos litterae istae pervenerint, frater Franciscus, vester in Domino Deo servus parvulus ac despectus, salutem et pacem omnibus vobis optans.
Considerate et videte, quoniam dies mortis appropinquat. Rogo ergo vos cum reverentia, sicut possum, ne propter curas et sollicitudines huius saeculi, quas habetis, Dominum oblivioni tradatis et a mandatis eius declinetis, quia omnes illi, qui eum oblivioni tradunt et a mandatis eius declinant, maledicti sunt et ab eo oblivioni tradentur. Et, cum venerit dies mortis, omnia, quae putabant habere, auferentur ab eis. Et, quanto sapientiores et potentiores fuerint in hoc saeculo, tanto maiora tormenta sustinebunt in inferno.
Unde firmiter consulo vobis, dominis meis, ut omni cura et sollicitudine posthabitis et sanctissimum corpus et sanctissimum sanguinem Domini nostri Iesu Christi in eius sancta commemoratione benigne recipiatis. Et tantum honorem in populo vobis commisso Domino conferatis, ut quolibet sero annuntietur per nuntium vel per aliud signum, quo omnipotenti Domino Deo ab universo populo laudes et gratiae referantur. Et, si hoc non feceritis, sciatis vos debere coram Domino Deo vestro Iesu Christo in die iudicii reddere rationem. Hoc scriptum qui apud se retinuerint et observaverint illud a Domino Deo se noverint benedictos.
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, pp. 111-112 (Epistola IV). Vai alla fonte.
Lettera a tutto l’Ordine
Lettera inviata a un capitolo generale negli ultimi anni di vita (1225-1226 circa), quando Francesco era malato: esorta i frati alla riverenza per l’Eucaristia, alla celebrazione degna della Messa e all’osservanza della Regola, e contiene la sua confessione davanti a tutto l’Ordine. Si chiude con la preghiera «Omnipotens, aeterne, iuste et misericors Deus».
Leggi il testo in italiano
Nel nome della somma Trinità e della santa Unità, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen.
A tutti i reverendi e molto amati frati, a frate A., ministro generale dell’Ordine dei frati minori, suo signore, e agli altri ministri generali che verranno dopo di lui, e a tutti i ministri, custodi e sacerdoti della stessa fraternità, umili in Cristo, e a tutti i frati semplici e obbedienti, primi e ultimi, frate Francesco, uomo vile e fragile, vostro piccolo servo, augura salute in colui che ci ha redenti e lavati nel suo preziosissimo sangue. Quando ne udite il nome, adoratelo con timore e riverenza, prostrati a terra: Signore Gesù Cristo, Figlio dell’Altissimo è il suo nome, ed egli è benedetto nei secoli.
Ascoltate, signori figli e fratelli miei, e porgete l’orecchio alle mie parole. Piegate l’orecchio del vostro cuore e obbedite alla voce del Figlio di Dio. Osservate con tutto il cuore i suoi comandamenti e mettete in pratica con mente perfetta i suoi consigli. Lodatelo perché è buono ed esaltatelo con le vostre opere; per questo infatti vi ha mandati nel mondo intero: perché con la parola e con le opere rendiate testimonianza alla sua voce e facciate sapere a tutti che non c’è nessun onnipotente all’infuori di lui. Perseverate nella disciplina e nella santa obbedienza e compite con proposito buono e fermo ciò che gli avete promesso. Il Signore Dio si offre a noi come a figli.
Vi prego perciò tutti, fratelli, baciandovi i piedi e con tutta la carità di cui sono capace, di mostrare ogni riverenza e ogni onore, per quanto potrete, al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, nel quale le cose del cielo e quelle della terra sono state pacificate e riconciliate con Dio onnipotente.
Prego anche nel Signore tutti i miei frati sacerdoti, quelli che sono, che saranno e che desiderano essere sacerdoti dell’Altissimo, che ogni volta che vorranno celebrare la Messa, puri, offrano con purezza e riverenza il vero sacrificio del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, con intenzione santa e pulita, non per qualche cosa terrena, né per timore o per amore di qualcuno, come per piacere agli uomini; ma ogni volontà, per quanto la grazia aiuta, sia rivolta a Dio, desiderando piacere soltanto a lui, il sommo Signore, perché lì opera lui solo, come gli piace. Egli stesso infatti dice: «Fate questo in memoria di me»; chi fa diversamente diventa Giuda il traditore e si rende colpevole del corpo e del sangue del Signore.
Ricordate, fratelli miei sacerdoti, ciò che è scritto della legge di Mosè: chi la trasgrediva, anche nelle cose materiali, moriva senza alcuna pietà per sentenza del Signore. Quanto più gravi e peggiori castighi merita chi avrà calpestato il Figlio di Dio, avrà considerato impuro il sangue dell’alleanza nel quale è stato santificato e avrà oltraggiato lo Spirito della grazia? L’uomo infatti disprezza, profana e calpesta l’Agnello di Dio quando, come dice l’Apostolo, non riconoscendo e non distinguendo il santo pane di Cristo dagli altri cibi o dalle altre opere, lo mangia da indegno, oppure, anche se ne fosse degno, lo mangia con leggerezza e senza rispetto; mentre il Signore dice per bocca del profeta: «Maledetto l’uomo che compie con frode l’opera di Dio». E i sacerdoti che non vogliono prendere a cuore tutto questo, li condanna davvero dicendo: «Maledirò le vostre benedizioni».
Ascoltate, fratelli miei: se la beata Vergine è così onorata, com’è giusto, perché lo portò nel suo santissimo grembo; se il beato Battista tremò e non osava toccare il capo santo di Dio; se è venerato il sepolcro in cui egli giacque per qualche tempo: quanto dev’essere santo, giusto e degno chi tocca con le mani, riceve con il cuore e con la bocca e offre agli altri da ricevere colui che non deve più morire, ma vivrà in eterno nella gloria, colui nel quale gli angeli desiderano fissare lo sguardo!
Guardate la vostra dignità, fratelli sacerdoti, e siate santi, perché egli è santo. E come il Signore Dio vi ha onorati sopra tutti per questo ministero, così anche voi amatelo, rispettatelo e onoratelo sopra tutti. Grande miseria e miseranda debolezza è che, mentre lo avete così presente, vi preoccupiate di qualcos’altro nel mondo intero! Tremi l’uomo tutto intero, tremi il mondo intero ed esulti il cielo, quando sull’altare, nelle mani del sacerdote, c’è Cristo, il Figlio del Dio vivo! O ammirabile altezza e stupenda degnazione! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto una piccola forma di pane! Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio e aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, per essere da lui esaltati. Nulla dunque di voi trattenete per voi stessi, perché vi accolga tutti interi colui che tutto intero si dona a voi.
Perciò ammonisco ed esorto nel Signore che nei luoghi dove dimorano i frati si celebri una sola Messa al giorno, secondo la forma della santa Chiesa. Se poi nel luogo ci sono più sacerdoti, per amore della carità ciascuno sia contento di partecipare alla celebrazione dell’altro sacerdote; perché il Signore Gesù Cristo riempie i presenti e gli assenti che ne sono degni. Egli, benché sembri trovarsi in più luoghi, rimane tuttavia indivisibile e non subisce alcuna diminuzione, ma, unico ovunque, opera come gli piace con il Signore Dio Padre e con lo Spirito Santo Paraclito nei secoli dei secoli. Amen.
E poiché chi è da Dio ascolta le parole di Dio, noi che siamo destinati in modo più particolare agli uffici divini dobbiamo non solo ascoltare e fare ciò che Dio dice, ma anche, per imprimere in noi la grandezza del nostro Creatore e la nostra sottomissione a lui, custodire i vasi sacri e gli altri oggetti liturgici che contengono le sue sante parole. Per questo ammonisco tutti i miei frati e li incoraggio in Cristo affinché, dovunque trovino scritte le parole divine, le venerino come possono; e, per quanto spetta a loro, se non sono ben conservate o giacciono sparse in modo indecoroso in qualche luogo, le raccolgano e le ripongano, onorando nelle parole il Signore che le ha pronunciate. Molte cose infatti sono santificate dalle parole di Dio, e in virtù delle parole di Cristo si compie il sacramento dell’altare.
Confesso inoltre al Signore Dio Padre e Figlio e Spirito Santo, alla beata Maria sempre vergine e a tutti i santi in cielo e in terra, a frate H., ministro del nostro Ordine, come a mio venerabile signore, ai sacerdoti del nostro Ordine e a tutti gli altri miei frati benedetti, tutti i miei peccati. In molte cose ho mancato per mia grave colpa, soprattutto perché non ho osservato la Regola che ho promesso al Signore e non ho detto l’ufficio come la Regola prescrive, o per negligenza, o a causa della mia malattia, o perché sono ignorante e illetterato. Perciò prego in tutto, come posso, frate H., ministro generale e mio signore, di far osservare a tutti inviolabilmente la Regola; e che i chierici dicano l’ufficio con devozione davanti a Dio, badando non alla melodia della voce ma all’armonia della mente, così che la voce concordi con la mente e la mente concordi con Dio, per piacere a Dio con la purezza del cuore e non per accarezzare le orecchie del popolo con la dolcezza della voce. Io infatti prometto di osservare fermamente queste cose, secondo la grazia che Dio mi darà; e le trasmetterò da osservare ai frati che sono con me, nell’ufficio e nelle altre prescrizioni della Regola.
Quanto ai frati che non vorranno osservare queste cose, non li considero cattolici né miei frati; e non voglio vederli né parlare con loro finché non abbiano fatto penitenza. Lo stesso dico di tutti gli altri che se ne vanno vagando, messa da parte la disciplina della Regola; perché il Signore nostro Gesù Cristo ha dato la sua vita per non venir meno all’obbedienza al santissimo Padre.
Io, frate Francesco, uomo inutile e indegna creatura del Signore Dio, per il Signore Gesù Cristo dico a frate H., ministro di tutto il nostro Ordine, e a tutti i ministri generali che verranno dopo di lui, e agli altri custodi e guardiani dei frati, presenti e futuri, di tenere presso di sé questo scritto, di metterlo in pratica e di conservarlo con cura. E li supplico di custodire con premura ciò che vi è scritto e di farlo osservare con più diligenza, secondo la volontà di Dio onnipotente, ora e sempre, finché durerà questo mondo.
Siate benedetti dal Signore, voi che farete queste cose, e il Signore sia con voi in eterno. Amen.
[Preghiera]
Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Dio, concedi a noi miseri di fare, per amore di te, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e giungere a te, o Altissimo, con la sola tua grazia, tu che nella Trinità perfetta e nella semplice Unità vivi e regni e sei glorificato, Dio onnipotente, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Traduzione a cura del sito, dal testo originale riportato qui sotto.
Il testo originale in latino
In nomine summae Trinitatis et sanctae Unitatis Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.
Reverendis et multum diligendis fratribus universis, fratri A., generali ministro religionis minorum fratrum, domino suo et ceteris ministris generalibus, qui post eum erunt, et omnibus ministris et custodibus et sacerdotibus fraternitatis eiusdem in Christo humilibus et omnibus fratribus simplicibus et obedientibus, primis et novissimis, frater Franciscus, homo vilis et caducus, vester parvulus servulus, salutem in eo qui redemit et lavit nos in pretiosissimo sanguine suo (cfr. Apoc 1,5), cuius nomen audientibus adorate eum cum timore et reverentia proni in terra (cfr. Esdr 8,6), Dominus Jesus Christus, Altissimi Filius nomen illi (cfr. Lc 1,32), qui est benedictus in saecula (Rom 1,25).
Audite, domini filii et fratres mei, et auribus percipite verba mea (Act 2,14). Inclinate aurem (Is 55,3) cordis vestri et obedite voci Filii Dei. Servate in toto corde vestro mandata eius et consilia eius perfecta mente implete. Confitemini ei quoniam bonus (Ps 135,1) et exaltate eum in operibus vestris (Tob 13,6); quoniam ideo misit vos (cfr. Tob 13,4) in universo mundo, ut verbo et opere detis testimonium voci eius et faciatis scire omnes, quoniam non est omnipotens praeter eum (Tob 13,4). In disciplina et obedientia sancta perseverate (Hebr 12,7) et quae promisistis ei bono et firmo proposito adimplete. Tamquam filiis offert se nobis Dominus Deus (Hebr 12,7).
Deprecor itaque omnes vos fratres cum osculo pedum et ea caritate, qua possum, ut omnem reverentiam et omnem honorem, quantumcumque poteritis, exhibeatis sanctissimo corpori et sanguini Domini nostri Jesu Christi, in quo quae in caelis et quae in terris sunt, pacificata sunt et reconciliata omnipotenti Deo (cfr. Col 1,20).
Rogo etiam in Domino omnes fratres meos sacerdotes, qui sunt et erunt et esse cupiunt sacerdotes Altissimi, quod quandocumque missam celebrare voluerint, puri pure faciant cum reverentia verum sacrificium sanctissimi corporis et sanguinis Domini nostri Jesu Christi sancta intentione et munda non pro ulla terrena re neque timore vel amore alicuius hominis, quasi placentes hominibus (cfr. Eph 6,6; Col 3,22); sed omnis voluntas, quantum adiuvat gratia, ad Deum dirigatur soli ipsi summo Domino inde placere desiderans, quia ipse ibi solus operatur sicut sibi placet; quoniam sicut ipse dicit: Hoc facite in meam commemorationem (Lc 22,19; 1 Cor 11,24); si quis aliter fecerit, Judas traditor efficitur et reus fit corporis et sanguinis Domini (cfr. 1 Cor 11,27).
Recordamini, fratres mei sacerdotes, quod scriptum est de lege Moysi, quam transgrediens etiam in corporalibus sine ulla miseratione per sententiam Domini moriebatur (cfr. Hebr 10,28). Quanto maiora et deteriora meretur pati supplicia, qui Filium Dei conculcaverit et sanguinem testamenti pollutum duxerit, in quo sanctificatus est, et Spiritui gratiae contumeliam fecerit (Hebr 10,29)? Despicit enim homo, polluit et conculcat Agnum Dei, quando, sicut dicit apostolus, non diiudicans (1 Cor 11,29) et discernens sanctum panem Christi ab aliis cibariis vel operibus vel indignus manducat vel etiam, si esset dignus, vane et indigne manducat, cum Dominus per prophetam dicat: Maledictus homo, qui opus Dei facit fraudulenter (cfr. Jer 48,10). Et sacerdotes, qui nolunt hoc ponere super cor, in veritate condemnat dicens: Maledicam benedictionibus vestris (Mal 2,2).
Audite, fratres mei: Si beata Virgo sic honoratur, ut dignum est, quia ipsum portavit in sanctissimo utero; si Baptista beatus contremuit et non audet tangere sanctum Dei verticem; si sepulcrum, in quo per aliquod tempus iacuit, veneratur, quantum debet esse sanctus, iustus et dignus, qui non iam moriturum, sed in aeternum victurum et glorificatum, in quo desiderant angeli prospicere (1 Petr 1,12), contractat manibus, corde et ore sumit et aliis ad sumendum praebet!
Videte dignitatem vestram, fratres (cfr. 1 Cor 1,26) sacerdotes, et estote sancti, quia ipse sanctus est (cfr. Lev 19,2). Et sicut super omnes propter hoc ministerium honoravit vos Dominus Deus, ita et vos super omnes ipsum diligite, reveremini et honorate. Magna miseria et miseranda infirmitas, quando ipsum sic praesentem habetis et vos aliquid aliud in toto mundo curatis. Totus homo paveat, totus mundus contremiscat, et caelum exsultet, quando super altare in manu sacerdotis est Christus, Filius Dei vivi (Joa 11,27)! O admiranda altitudo et stupenda dignatio! O humilitas sublimis! O sublimitas humilis, quod Dominus universitatis, Deus et Dei Filius, sic se humiliat, ut pro nostra salute sub modica panis formula se abscondat! Videte, fratres, humilitatem Dei et effundite coram illo corda vestra (Ps 61,9); humiliamini et vos, ut exaltemini ab eo (cfr. 1 Petr 5,6; Jac 4,10). Nihil ergo de vobis retineatis vobis, ut totos vos recipiat, qui se vobis exhibet totum.
Moneo propterea et exhortor in Domino, ut in locis, in quibus fratres morantur, una tantum missa celebretur in die secundum formam sanctae ecclesiae. Si vero plures in loco fuerint sacerdotes, sit per amorem caritatis alter contentus auditu celebrationis alterius sacerdotis; quia praesentes et absentes replet, qui eo digni sunt, Dominus Jesus Christus. Qui, licet in pluribus locis esse videatur, tamen indivisibilis manet et aliqua detrimenta non novit, sed unus ubique, sicut ei placet, operatur cum Domino Deo Patre et Spiritu Sancto Paraclito in saecula saeculorum. Amen.
Et, quia qui est ex Deo verba Dei audit (cfr. Joa 8,47), debemus proinde nos, qui specialius divinis sumus officiis deputati, non solum audire et facere quae dicit Deus, verum etiam ad insinuandam in nobis altitudinem Creatoris nostri et in ipso subiectionem nostram vasa et officialia cetera custodire, quae continent verba sua sancta. Propterea moneo fratres meos omnes et in Christo conforto, quatinus, ubicumque invenerint divina verba scripta, sicut possunt, venerentur; et, quantum ad eos spectat, si non sunt reposita bene vel inhoneste iacent in loco aliquo dispersa, recolligant et reponant honorantes in sermonibus Dominum, quos locutus est (3 Reg 2,4). Multa enim sanctificantur per verba Dei (cfr. 1 Tim 4,5), et in virtute verborum Christi altaris conficitur sacramentum.
Confiteor praeterea Domino Deo Patri et Filio et Spiritui Sancto, beatae Mariae perpetuae Virgini et omnibus sanctis in caelo et in terra, fratri H. ministro religionis nostrae sicut venerabili domino meo et sacerdotibus ordinis nostri et omnibus aliis fratribus meis benedictis omnia peccata mea. In multis offendi mea gravi culpa, specialiter quod regulam, quam Domino, promisi, non servavi, nec officium, sicut regula praecipit, dixi sive negligentia sive infirmitatis meae occasione sive quia ignorans sum et idiota. Ideoque per omnia oro, sicut possum, fratrem H. generalem dominum meum ministrum, ut faciat regulam ab omnibus inviolabiliter observari; et quod clerici dicant officium cum devotione coram Deo non attendentes melodiam vocis, sed consonantiam mentis, ut vox concordet menti, mens vero concordet cum Deo, ut possint per puritatem cordis placare Deum et non cum lascivitate vocis aures populi demulcere. Ego enim promitto haec firmiter custodire, sicut dederit mihi gratiam Deus; et haec fratribus, qui mecum sunt, observanda tradam in officio et ceteris regularibus constitutis.
Quicumque autem fratrum haec observare noluerint, non teneo eos catholicos nec fratres meos; nolo etiam ipsos videre nec loqui, donec poenitentiam egerint. Hoc etiam dico de omnibus aliis, qui vagando vadunt, postposita regulae disciplina; quoniam Dominus noster Jesus Christus dedit vitam suam, ne perderet sanctissimi Patris obedientiam (cfr. Phil 2,8).
Ego frater Franciscus, homo inutilis et indigna creatura Domini Dei, dico per Dominum Jesum Christum fratri H. ministro totius religionis nostrae et omnibus generalibus ministris, qui post eum erunt, et ceteris custodibus et guardianis fratrum, qui sunt et erunt, ut hoc scriptum apud se habeant, operentur et studiose reponant. Et exoro ipsos, ut, quae scripta sunt in eo, sollicite custodire ac facere diligentius observari secundum beneplacitum omnipotentis Dei, nunc et semper, donec fuerit mundus iste.
Benedicti vos a Domino (Ps 113,23), qui feceritis ista et in aeternum Dominus sit vobiscum. Amen.
[Oratio]
Omnipotens, aeterne, iuste et misericors Deus, da nobis miseris propter temetipsum facere, quod scimus te velle, et semper velle, quod tibi placet, ut interius mundati, interius illuminati et igne sancti Spiritus accensi sequi possimus vestigia (cfr. 1 Petr 2,21) dilecti Filii tui, Domini nostri Jesu Christi, et ad te, Altissime, sola tua gratia pervenire, qui in Trinitate perfecta et Unitate simplici vivis et regnas et gloriaris Deus omnipotens per omnia saecula saeculorum. Amen.
Fonte: la.wikisource (testo critico di K. Esser; numeri dei versetti rimossi, rinvii biblici mantenuti). Testo PD anche in Quaracchi 1904, pp. 99-107 (Epistola II). Vai alla fonte.
Lettera a un ministro
Risposta di Francesco, verso il 1221-1223, a un ministro dei frati scoraggiato che voleva ritirarsi in eremo: gli chiede di amare chi gli crea difficoltà e di non lasciar mai andare via senza misericordia un frate che ha peccato. Annuncia anche un capitolo della Regola sui frati peccatori.
Leggi il testo in italiano
Al Reverendo Padre in Cristo N. Ministro Generale di tutto l’Ordine.
Il Signore vi custodisca, e nella sua santa carità vi conservi. In tutte le vostre azioni, Fratel mio, vi raccomando la pazienza, in guisa che chiunque a voi o ad altrui darà impaccio, ancorchè vi percuota, dovete riputare tutto come una grazia; e così vogliate, e non altrimenti. Amate coloro, i quali vi fanno tali cose; e non aspettate altro da essi, se non quanto vi darà il Signore. Ed amategli per ciò, che volete che sieno migliori cristiani. In questo voglio conoscere, se voi amate il Signore e me suo e vostro servo, se farete tal cosa; cioè che non siavi alcun Frate al mondo, il quale, ancorchè abbia peccato quanto mai avrà potuto peccare, dopo aver veduti gli occhi vostri, giammai se ne parta senza ottener da voi misericordia. E se non la cercasse, allora domandategli, se vuole misericordia. E se quegli poi mille volte comparisse al vostro cospetto, amatelo più di me, affine di tirarlo al bene; ed usate sempre misericordia con questi tali. E fate saper questo ai Guardiani, quando potrete, che per parte vostra siete risoluto d’operare in tal modo.
E tutti i Frati, i quali sapessero che uno ha peccato, nol facciano vergognare, e non ne mormorino: ma piuttosto ne abbiano compassione, e tengano occulto il peccato del loro fratello: perchè non i sani, ma i malati hanno [bisogno del medico. E se alc]uno dei Frati ad istigazione del nemico avrà mortalmente peccato, per obbedienza sia tenuto ricorrere al suo Guardiano; e il Guardiano similmente sia tenuto per ubbidienza [mandarlo] al Custode. Il Custode stesso poi provveda con misericordia alla coscienza di lui, come esso vorrebbe che si provvedesse a lui in simil caso. E i Custodi non abbiano affatto il potere d’ingiungere altra penitenza, fuorchè questa: [Vattene, e non voler più peccare]. Fate questo; e state sano.
Traduzione di p. Bernardo da Fivizzano, cappuccino, dagli «Opuscoli del serafico patriarca S. Francesco d’Assisi» (Firenze 1880). Fonte.
Il testo originale in latino
Fratri N. ministro: Dominus te benedicat.
Dico tibi, sicut possum, de facto animae tuae, quod ea quae te impediunt amare Dominum Deum, et quicumque tibi impedimentum fecerit, sive fratres sive alii, etiam si te verberarent, omnia debes habere pro gratia. Et ita velis et non aliud. Et hoc sit tibi per veram obedientiam Domini Dei et meam, quia firmiter scio, quod illa est vera obedientia. Et dilige eos qui ista faciunt tibi, et non velis aliud de eis, nisi quantum Dominus dederit tibi, et in hoc dilige eos, ut velis, quod sint meliores christiani. Et istud sit tibi plus quam eremitorium. Et in hoc volo cognoscere, si diligis Dominum et me servum suum et tuum, si feceris istud, scilicet quod non sit aliquis frater in mundo, qui peccaverit, quantumcumque potuerit peccare, quod, postquam viderit oculos tuos, unquam recedat sine misericordia tua, si quaerit misericordiam; et, si non quaereret misericordiam, tu quaeras ab eo, si vult misericordiam. Et, si millies postea appareret coram oculis tuis, dilige eum plus quam me ad hoc, ut trahas eum ad Dominum, et semper miserearis talibus. Et istud denunties guardianis, quando poteris, quod per te ita firmus es facere.
De omnibus autem capitulis, quae sunt in regula, quae loquuntur de mortalibus peccatis, Domino adiuvante in capitulo Pentecostes cum consilio fratrum faciemus istud tale capitulum: Si quis fratrum instigante inimico mortaliter peccaverit, per obedientiam teneatur recurrere ad guardianum suum. Et omnes fratres, qui scirent eum peccasse, non faciant ei verecundiam nec detractionem, sed magnam misericordiam habeant circa ipsum et teneant multum privatum peccatum fratris sui; quia non est opus sanis medicus, sed male habentibus. Similiter per obedientiam teneantur eum mittere custodi suo cum socio. Ipse custos misericorditer provideat ei, sicut ipse vellet provideri sibi, si in consimili casu esset.
Et, si in aliquo peccato veniali ceciderit, confiteatur fratri suo sacerdoti et, si non fuerit ibi sacerdos, confiteatur fratri suo, donec habebit sacerdotem, qui eum absolvat canonice, sicut dictum est; et isti penitus non habeant potestatem iniungendi aliam poenitentiam nisi istam: Vade et noli amplius peccare.
Hoc scriptum, ut melius debeat observari, habeas tecum usque ad Pentecosten; ibi eris cum fratribus tuis. Et ista et omnia alia, quae minus sunt in regula, Domino Deo adiuvante procurabis adimplere.
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, pp. 108-110 (Epistola III «Ad quendam ministrum»). Vai alla fonte.
Prima lettera ai custodi
Lettera ai custodi dei frati perché raccomandino ai chierici la riverenza per l’Eucaristia e per le parole del Signore, e invitino il popolo a lodare Dio al suono delle campane. Probabilmente scritta dopo il ritorno dall’Oriente (1220).
Leggi il testo in italiano
A tutti i custodi dei frati minori ai quali giungerà questa lettera, frate Francesco, vostro servo e piccolo nel Signore Dio, augura salute con i nuovi segni del cielo e della terra, che presso il Signore sono grandi ed eccellentissimi, mentre molti religiosi e altri uomini li considerano cose da poco.
Vi prego, più che se lo chiedessi per me stesso, di supplicare umilmente i chierici, quando sarà opportuno e lo riterrete utile, perché venerino sopra ogni cosa il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e i suoi santi nomi e le sue parole scritte, che santificano il corpo. I calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio devono averli preziosi. E se in qualche luogo il santissimo corpo del Signore fosse collocato in modo troppo povero, lo pongano e lo custodiscano in un luogo prezioso, secondo il comando della Chiesa, lo portino con grande venerazione e lo amministrino agli altri con discrezione. Anche i nomi e le parole scritte del Signore, dovunque si trovino in luoghi non puliti, siano raccolti e riposti in un luogo decoroso.
E in ogni predicazione che fate, esortate il popolo alla penitenza e ricordate che nessuno può essere salvato se non riceve il santissimo corpo e sangue del Signore. E quando il sacerdote lo offre sull’altare e quando viene portato in qualche luogo, tutta la gente, in ginocchio, renda lode, gloria e onore al Signore Dio vivo e vero.
E annunciate e predicate a tutte le genti la sua lode, in modo che a ogni ora e quando suonano le campane tutto il popolo, su tutta la terra, renda sempre lode e grazie a Dio onnipotente.
E tutti i miei frati custodi ai quali giungerà questo scritto, che lo ricopieranno e lo terranno presso di sé, lo faranno ricopiare per i frati che hanno l’ufficio della predicazione e la custodia dei frati e predicheranno fino alla fine tutto ciò che vi è scritto, sappiano di avere la benedizione del Signore Dio e la mia. E questo valga per loro come vera e santa obbedienza. Amen.
Traduzione a cura del sito, dal testo originale riportato qui sotto.
Il testo originale in latino
Universis custodibus fratrum minorum, ad quos litterae istae pervenerint, frater Franciscus, in Domino Deo vester servus et parvulus, salutem cum novis signis caeli et terrae, quae magna et excellentissima sunt apud Dominum et a multis religiosis et aliis hominibus minima reputantur.
Rogo vos plus quam de me ipso, quatenus, cum decet et videritis expedire, clericis humiliter supplicetis, quod sanctissimum corpus et sanguinem Domini nostri Iesu Christi et sancta nomina et verba eius scripta, quae sanctificant corpus, super omnia debeant venerari. Calices, corporalia, ornamenta altaris et omnia, quae pertinent ad sacrificium, pretiosa habere debeant. Et, si in aliquo loco sanctissimum corpus Domini fuerit pauperrime collocatum, iuxta mandatum Ecclesiae in loco pretioso ab eis ponatur et consignetur et cum magna veneratione portetur et cum discretione aliis ministretur. Nomina etiam et verba Domini scripta, ubicumque inveniantur in locis immundis, colligantur et in loco honesto debeant collocari.
Et in omni praedicatione, quam facitis, de poenitentia populum moneatis et quod nemo potest salvari, nisi qui recipit sanctissimum corpus et sanguinem Domini. Et, quando a sacerdote sacrificatur super altare et in aliqua parte portatur, omnes gentes flexis genibus reddant laudes, gloriam et honorem Domino Deo vivo et vero.
Et de laude eius ita omnibus gentibus annuntietis et praedicetis, ut omni hora et quando pulsantur campanae semper ab universo populo omnipotenti Deo laudes et gratiae referantur per totam terram.
Et, ad quoscumque fratres meos custodes pervenerit hoc scriptum et exemplaverint et apud se habuerint et pro fratribus, qui habent officium praedicationis et custodiam fratrum, fecerint exemplari et omnia, quae continentur in hoc scripto, praedicaverint usque in finem, sciant se habere benedictionem Domini Dei et meam. Et ista sint eis per veram et sanctam obedientiam. Amen.
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, pp. 113-115 (Epistola V). Vai alla fonte.
Seconda lettera ai custodi
Breve lettera di accompagnamento con cui Francesco chiede ai custodi di consegnare ai vescovi e ai chierici le lettere sull’Eucaristia e ai governanti quelle sulla lode di Dio. Ci è giunta tramite una traduzione spagnola ritradotta in latino da Wadding.
A tutti i Custodi dei Frati Minori, ai quali giungerà questa lettera, Fra Francesco, il minimo de’ servi di Dio, salute e santa pace nel Signore.
Sappiate, che innanzi a Dio vi sono alcune cose troppo alte e sublimi, le quali talora fra gli uomini sono reputate vili ed abiette; ed altre ve n’hanno care e ragguardevoli fra gli uomini, le quali agli occhi di Dio sono stimate vilissime e spregevoli. Vi prego quanto posso innanzi al Signore Dio nostro, che consegniate ai Vescovi e agli altri Ecclesiastici quelle lettere che trattano del SS. Corpo e Sangue di nostro Signore, e che ritornate a memoria quelle cose, che sopra questo mistero vi abbiamo raccomandato. Delle altre lettere che vi mando, affinchè le diate ai Governatori, ai Consoli e ai Rettori, e nelle quali contiensi che le lodi di Dio sieno celebrate in mezzo ai popoli e per le piazze, fatene subito molti esemplari e copie, e con gran diligenza presentatele a quelli, ai quali debbonsi dare. Vi saluto nel Signore.
Traduzione di p. Bernardo da Fivizzano, cappuccino, dagli «Opuscoli del serafico patriarca S. Francesco d’Assisi» (Firenze 1880). Fonte.
Il testo originale in latino
Universis custodibus fratrum minorum, ad quos istae litterae pervenerint, frater Franciscus, minimus servorum Dei salutem et sanctam pacem in Domino.
Scitote, quod in conspectu Dei sunt quaedam res nimis altae et sublimes, quae aliquando reputantur inter homines pro vilibus et abiectis; et aliae sunt carae et spectabiles inter homines, quae coram Deo tenentur pro vilissimis et abiectis. Rogo vos coram Domino Deo nostro, quantum possum, quod litteras illas, quae tractant de sanctissimo corpore et sanguine Domini nostri, detis episcopis et aliis clericis; et memoria retineatis, quae super his vobis commendavimus. Aliarum litterarum, quas vobis mitto, ut eas detis potestatibus, consulibus et rectoribus, et in quibus continetur, ut publicentur per populos et plateas Dei laudes, facite statim multa exemplaria, et cum magna diligentia eas porrigite illis, quibus debeant dari.
Fonte: Testo critico di K. Esser (Opuscula S. P. Francisci Assisiensis, Grottaferrata 1976/1978), trascritto su franciscanos.org (Directorio Franciscano). Vai alla fonte.
Lettera a frate Leone
Biglietto autografo con cui Francesco, «come una madre», riassume a frate Leone i consigli dati lungo il cammino e lo lascia libero di seguire il Signore nel modo migliore, invitandolo a tornare da lui quando ne avesse bisogno. L’autografo è conservato nel Duomo di Spoleto.
Frate Leone, il tuo frate Francesco t’invia salute e pace. Così ti dico figliuol mio come madre, perchè tutte le parole che abbiamo detto lungo la via, io le compendio brevemente in questa sola, e te le consiglio. E se in seguito avrai d’uopo che per consiglio tu venga da me, io ti esorto di così fare. In qualunque modo pare a te che piaccia al Signore Iddio per seguire le sue vestigia e la sua povertà, tu lo faccia con la benedizione del Signore e la mia obbedienza, e se a te è necessario per l’anima tua o per qualunque tua consolazione e vuoi venire a me, o mio Leone, vieni pure. Sii sano in Cristo.
Traduzione di p. Vittorino Facchinetti, da «San Francesco d’Assisi nella storia, nella leggenda, nell’arte» (Milano 1921). Fonte.
Il testo originale in latino
F. Leo, F. Francisco tuo salutem et pacem.
Ita dico tibi, fili mi, et sicut mater, quia omnia verba, quae diximus in via, breviter in hoc verbo dispono et consilio, et si te post oportet propter consilium venire ad me, quia ita consilio tibi: In quocumque modo melius videtur tibi placere Domino Deo et sequi vestigia et paupertatem suam, faciatis cum benedictione Domini Dei et mea obedientia. Et, si tibi est necessarium propter animam tuam aut aliam consolationem tuam, et vis, Leo, venire ad me, veni.
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, p. 116 (Epistola VI). Vai alla fonte.
Lettera a frate Antonio
Brevissima lettera, verso il 1223-1224, con cui Francesco autorizza sant’Antonio di Padova a insegnare teologia ai frati, purché lo studio non spenga lo spirito di orazione e devozione. Quaracchi (1904) ne dubitava, Esser e le Fonti la accolgono.
Al mio carissimo fratello Antonio, frate Francesco augura salute nel Signore. Mi piace che tu spieghi ai fratelli l’insegnamento della santa teologia, in tal guisa però, ed è questo un mio formale desiderio, che tu non abbia ad estinguere né in te, né negli altri lo spirito della santa orazione in conformità alla Regola che noi abbiamo professata. Addio.
Traduzione di p. Vittorino Facchinetti, da «San Francesco d’Assisi nella storia, nella leggenda, nell’arte» (Milano 1921). Fonte.
Il testo originale in latino
Carissimo meo fratri Antonio frater Franciscus in Christo salutem. — Placet mihi, quod sacram theologiam fratribus legas, dummodo propter huius studium sanctae orationis et devotionis spiritum non extinguant, sicut in regula continetur. Vale.
Fonte: H. Boehmer, Analekten zur Geschichte des Franciscus von Assisi, Tübingen-Leipzig 1904, p. 71 (tra i «Dubia»). Vai alla fonte.
Lettera a donna Giacomina (Jacopa de’ Settesoli)
Negli ultimi giorni di vita (ottobre 1226) Francesco fece scrivere alla nobildonna romana Jacopa de’ Settesoli perché venisse a trovarlo portando il panno per la sepoltura e i dolci che gli preparava a Roma; lei arrivò prima che la lettera partisse. L’episodio è narrato da Tommaso da Celano.
Alla Signora Giacoma, serva dell’Altissimo, Fra Francesco poverello di Gesù Cristo salute e comunicazione dello Spirito Santo nel Signore Gesù Cristo.
Sappiate, carissima, che Cristo benedetto per sua grazia mi ha rivelato, che il termine della mia vita sarà in breve. Perciò se volete trovarmi vivo, veduta questa lettera, affrettatevi di venire a Santa Maria degli Angeli. Perocchè se verrete dopo sabato, non mi potrete trovar vivo. E portate con voi del panno o del cilicio per involgervi il mio corpo, e della cera per la sepoltura. Vi prego ancora, che portiate di quei comestibili, che solevate darmi, quando io era infermo a Roma…
Traduzione di p. Bernardo da Fivizzano, cappuccino, dagli «Opuscoli del serafico patriarca S. Francesco d’Assisi» (Firenze 1880). Fonte.
Il testo originale in latino
Dominae Jacobae, servae Altissimi, Fr. Franciscus pauperculus Jesu Christi, salutem et societatem Spiritus Sancti in Domino Jesu Christo.
Scias, charissima, quod mihi Christus benedictus per suam gratiam vitae meae terminum futurum in proximo revelavit. Quapropter si vis invenire me vivum, visis his literis ad Sanctam Mariam de Angelis venire festina. Nam si post diem sabbati veneris, me vivum invenire non poteris; et porta tecum pannum vel cilicium, in quo corpus meum involvas, et ceram pro sepultura. Rogo etiam, quod portes de illis comestionibus, quas mihi consuevisti dare, quando infirmabar Romae.
Fonte: Testo latino della tradizione di Wadding (dagli Actus beati Francisci), dall’ed. 1880 pp. 52-54 (testo a fronte). Vai alla fonte.
Scritti per santa Chiara
Le parole che Francesco scrisse per Chiara e le sorelle di San Damiano, conservate da Chiara nella sua Regola.
Forma di vita per santa Chiara
Breve «forma di vita» data da Francesco a Chiara e alle prime sorelle di San Damiano poco dopo la loro conversione (1212 circa), con la promessa che lui e i suoi frati avrebbero sempre avuto cura di loro. Chiara la inserì nel capitolo VI della sua Regola.
Alla carissima Sorella Chiara, e alle altre Suore di San Damiano Fra Francesco Salute in Gesù Cristo.
Poichè per ispirazione del Signore vi siete fatte figliuole e serve dell’Altissimo, Re supremo, Padre celeste, e avete scelto a sposo lo Spirito Santo, per vivere secondo la perfezione del santo Vangelo; voglio e prometto di aver sempre io stesso e i miei Frati di voi, come di noi stessi, una diligente cura, e una sollecitudine speciale. Vi saluto nel Signore.
Traduzione di p. Bernardo da Fivizzano, cappuccino, dagli «Opuscoli del serafico patriarca S. Francesco d’Assisi» (Firenze 1880). Fonte.
Il testo originale in latino
Quia divina inspiratione fecistis vos filias et ancillas altissimi summi regis Patris caelestis et Spiritui sancto vos desponsastis eligendo vivere secundum perfectionem sancti Evangelii, volo et promitto per me et fratres meos semper habere de vobis tanquam de ipsis curam diligentem et sollicitudinem specialem.
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, p. 75 («Ex regula sororum S. Clarae»). Vai alla fonte.
Ultima volontà scritta per santa Chiara
Poco prima di morire (1226) Francesco scrisse a Chiara e alle sorelle la sua «ultima volontà»: seguire fino alla fine la povertà di Cristo e della sua Madre, senza lasciarsene distogliere da nessuno. Anche questo testo è conservato nella Regola di Chiara.
Alla dilettissima sorella Chiara, e alle altre Suore di S. Damiano Salute nel Signore.
Io Fra Francesco piccolino voglio seguire la vita e la povertà di Gesù Cristo altissimo Signor nostro, e della sua santissima Madre, e perseverare in essa sino alla fine. E prego voi mie signore, e vi consiglio, che viviate sempre in questa povertà e vita santissima. E guardatevi bene di non discostarvi giammai in verun modo da essa per insegnamento o consiglio d’alcuno. Vi saluto nel Signore.
Traduzione di p. Bernardo da Fivizzano, cappuccino, dagli «Opuscoli del serafico patriarca S. Francesco d’Assisi» (Firenze 1880). Fonte.
Il testo originale in latino
Ego frater Franciscus parvulus volo sequi vitam et paupertatem altissimi Domini nostri Iesu Christi et eius sanctissimae matris et perseverare in ea usque in finem. Et rogo vos, dominas meas, et consilium do vobis, ut in ista sanctissima vita et paupertate semper vivatis. Et custodite vos multum, ne doctrina vel consilio alicuius ab ipsa in perpetuum ullatenus recedatis.
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, pp. 75-76 («Ex regula sororum S. Clarae»). Vai alla fonte.
Lettere e scritti perduti
Scritti di Francesco di cui non resta il testo, ma solo il ricordo o una frase nelle testimonianze di chi li lesse.
Lettera ai frati di Francia
Lettera perduta che, secondo il cronista Tommaso di Eccleston, Francesco scrisse di propria mano al ministro e ai frati di Francia perché lodassero la Trinità. Ne resta solo la frase di lode citata dal cronista.
… il beato Francesco scrisse di sua mano una lettera … al ministro e ai frati di Francia, perché, letta la lettera, esultassero di gioia lodando Dio Trinità con queste parole: «Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo».
Traduzione a cura del sito della testimonianza di Tommaso di Eccleston, dal testo originale riportato qui sotto.
La testimonianza nel testo latino
… scripsit beatus Franciscus propria manu litteram… ministro et fratribus Franciae, ut visis litteris iubilarent, laudes Deo Trinitati dicentes: Benedicamus Patrem et Filium cum Spiritu Sancto.
Fonte: Testo critico di K. Esser (Opuscula S. P. Francisci Assisiensis, Grottaferrata 1976/1978), trascritto su franciscanos.org (Directorio Franciscano). Vai alla fonte.
Lettera a santa Chiara sul digiuno
Scritto perduto di Francesco con le norme sul digiuno per le sorelle di San Damiano, di cui santa Chiara riferisce il contenuto nella sua terza lettera ad Agnese di Praga (1238 circa).
Quanto a ciò che mi hai chiesto di spiegarti, cioè quali fossero le feste in cui, come forse pensavi, il nostro gloriosissimo padre san Francesco ci avesse raccomandato in modo speciale di celebrare con cibi diversi, ho creduto di rispondere così alla tua carità. Sappia la tua prudenza che, eccetto le deboli e le malate, per le quali ci raccomandò e ci comandò di usare ogni possibile discrezione riguardo a qualsiasi cibo, nessuna di noi sana e robusta dovrebbe mangiare altro che cibi quaresimali, nei giorni feriali come nei festivi, digiunando ogni giorno tranne le domeniche e il Natale del Signore, nei quali dovremmo mangiare due volte al giorno. E anche nei giovedì, nei tempi consueti, ciascuna faccia secondo la sua volontà: chi non volesse digiunare non sarebbe tenuta a farlo. Noi però, che siamo sane, digiuniamo ogni giorno tranne le domeniche e il Natale. In tutto il tempo di Pasqua, come dice lo scritto del beato Francesco, e nelle feste di santa Maria e dei santi Apostoli non siamo tenute a digiunare, a meno che queste feste non cadano di venerdì; e, come si è detto, noi che siamo sane e robuste mangiamo sempre cibi quaresimali.
Traduzione a cura del sito delle parole di santa Chiara (terza lettera ad Agnese di Praga), dal testo originale riportato qui sotto.
La testimonianza nel testo latino
Super his autem, quae me iam tibi reserare mandasti, quae scilicet essent festa, quae forte ut te opinor aliquatenus aestimasse in varietate ciborum gloriosissimus pater noster sanctus Franciscus nos celebrare specialiter monuisset, caritati tuae duxi respondendum: Noverit quidem tua prudentia, quod praeter debiles et infirmas, quibus de quibuscumque cibariis omnem discretionem quam possemus facere nos monuit et mandavit, nulla nostrum sana et valida nisi cibaria quadragesimalia tantum, tam in diebus ferialibus quam festivis, manducare deberet, die quolibet ieiunando exceptis diebus dominicis et Natalis Domini, in quibus bis in die comedere deberemus. Et in diebus quoque Jovis solitis temporibus pro voluntate cuiuslibet, ut quae scilicet nollet, ieiunare non teneretur. Nos tamen sanae ieiunamus cotidie praeter dies dominicos et Natalis. In omni vero Pascha, ut scriptum beati Francisci dicit, et festivitatibus sanctae Mariae ac sanctorum Apostolorum ieiunare etiam non tenemur, nisi haec festa in sexta feria evenirent; et sicut praedictum est, semper, quae sanae sumus et validae, cibaria quadragesimalia manducamus.
Fonte: Testo critico di K. Esser (Opuscula S. P. Francisci Assisiensis, Grottaferrata 1976/1978), trascritto su franciscanos.org (Directorio Franciscano). Vai alla fonte.
Benedizione scritta a santa Chiara e alle sorelle
Negli ultimi giorni Francesco, non potendo visitare Chiara malata, le mandò per iscritto la sua benedizione e la assolse da ogni mancanza: lo racconta la Compilazione di Assisi. Il testo della benedizione non ci è giunto.
… per consolarla, le scrisse in una lettera la sua benedizione e la assolse anche da ogni mancanza, se ne avesse avute, verso i suoi comandi e la sua volontà e verso i comandi e la volontà del Figlio di Dio.
Traduzione a cura del sito del racconto della Compilazione di Assisi, dal testo originale riportato qui sotto.
La testimonianza nel testo latino
…ad consolandam ipsam scripsit ei per litteram suam benedictionem ac etiam absolvit ipsam ab omni defectu, si quem habuisset, in eius mandatis et voluntatibus et mandatis et voluntatibus Filii Dei.
Fonte: Testo critico di K. Esser (Opuscula S. P. Francisci Assisiensis, Grottaferrata 1976/1978), trascritto su franciscanos.org (Directorio Franciscano). Vai alla fonte.
Lettera ai cittadini di Bologna
Lettera perduta, ricordata da Tommaso di Eccleston, con cui Francesco avrebbe preannunciato un terremoto ai bolognesi; il cronista nota con umorismo che conteneva «latino sbagliato».
[Frate Martino di Barton] raccontò anche di un frate che a Brescia, il giorno di Natale, stava in preghiera durante il terremoto che san Francesco aveva predetto e che aveva fatto annunciare dai frati in tutte le scuole di Bologna con una lettera scritta in un latino sgrammaticato: la chiesa crollò, ma il frate fu trovato illeso sotto le macerie.
Traduzione a cura del sito della testimonianza di Tommaso di Eccleston, dal testo originale riportato qui sotto.
La testimonianza nel testo latino
Dixit etiam [scl. fr. Martinus de Bartona] quod frater quidam, qui stetit in oratione Brixiae in die Natali Domini, in terrae motu, quem praedixerat sanctus Franciscus et per omnes scholas Bononiae per fratres praedicari fecerat, per litteram, in qua fuit falsum Latinum, et ecclesia corruit, sub ruina lapidum illaesus inventus est.
Fonte: Testo critico di K. Esser (Opuscula S. P. Francisci Assisiensis, Grottaferrata 1976/1978), trascritto su franciscanos.org (Directorio Franciscano). Vai alla fonte.
Regole, Testamento e Ammonizioni
Gli scritti che regolano la vita dei frati e il Testamento, in cui Francesco ripercorre la propria vocazione.
Regola non bollata
È la Regola del 1221, frutto di dodici anni di vita dei frati a partire dalla prima forma approvata a voce da Innocenzo III (1209-1210); fu discussa nel capitolo di Pentecoste del 1221 ma non ricevette la bolla papale. Contiene anche lunghe esortazioni e la grande preghiera di ringraziamento del capitolo XXIII.
Il testo completo, molto lungo, si legge in latino su Wikisource); la traduzione italiana integrale è nelle Fonti Francescane.
Frammenti di un’altra Regola
Brani di una redazione della Regola diversa da quella del 1221, tramandati da un codice di Worcester, da Ugo di Digne e dalla Seconda Vita di Celano. Documentano le fasi di elaborazione della Regola.
Il testo completo, molto lungo, si legge in latino su questa edizione; la traduzione italiana integrale è nelle Fonti Francescane.
Regola bollata
Regola definitiva dei Frati Minori, scritta da Francesco a Fonte Colombo e approvata da papa Onorio III con la bolla «Solet annuere» del 29 novembre 1223. È ancora oggi la Regola dei Frati Minori.
Il testo completo, molto lungo, si legge in latino su Wikisource); la traduzione italiana integrale è nelle Fonti Francescane.
Regola per gli eremi
Breve norma per i frati che si ritirano in piccoli gruppi negli eremi: due fanno da «madri» (come Marta) e due da «figli» (come Maria), alternandosi nei ruoli. Riflette l’esperienza di preghiera di Francesco nei romitori dell’Italia centrale.
Leggi il testo in italiano
Coloro che vogliono vivere da religiosi negli eremi siano tre frati, o al massimo quattro. Due di loro siano madri e abbiano due figli, o almeno uno. I due che sono madri seguano la vita di Marta, e gli altri due la vita di Maria Maddalena.
Quelli che seguono la vita di Maria abbiano un chiostro e ciascuno il proprio piccolo spazio, così da non abitare né dormire insieme. Dicano sempre la compieta del giorno quando il sole tramonta; cerchino di mantenere il silenzio, dicano le loro ore e si alzino per il mattutino; e cerchino prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia. All’ora conveniente dicano prima e terza; dopo terza interrompano il silenzio, possano parlare e andare dalle loro madri e, quando vorranno, chiedere loro l’elemosina per amore del Signore Dio, come piccoli poveri. Poi dicano sesta, nona e vespro al tempo dovuto.
Nel chiostro dove dimorano non permettano a nessuno di entrare né di mangiarvi. I frati che sono madri cerchino di stare lontani da ogni persona e, per obbedienza al loro custode, proteggano i loro figli da chiunque, così che nessuno possa parlare con loro. E i figli non parlino con nessuno, se non con le loro madri e con il loro custode, quando gli piacerà visitarli con la benedizione di Dio. I figli, a volte, assumano l’ufficio delle madri, alternandosi come sembrerà loro opportuno stabilire di volta in volta. Tutto ciò che è detto sopra cerchino di osservarlo con impegno e con cura.
Traduzione a cura del sito, dal testo originale riportato qui sotto.
Il testo originale in latino
Illi qui volunt religiose stare in eremitoriis sint tres fratres aut quatuor ad plus. Duo ex ipsis sint matres et habeant duos filios vel unum ad minus. Illi autem teneant vitam Marthae et alii duo vitam Mariae Magdalenae.
Illi qui tenebunt vitam Mariae habeant unum claustrum, et quilibet habeat locum suum, ita quod non habitent simul neque cubent. Et semper dicant completorium de die, quando sol revertitur ad occasum, et studeant tenere silentium et dicant horas suas et surgant ad matutinum; et primum quaerant regnum Dei et iustitiam eius. Et hora congrua dicant primam et tertiam et post horam tertiam absolvant silentium et possint loqui et ire ad matres suas et, quando placuerit, possint petere ab eis eleemosynam propter amorem Domini Dei sicut parvuli pauperes. Et postea dicant sextam et nonam et vesperas tempore debito.
Et in claustro, ubi morantur, non permittant aliquam personam introire neque ibi comedant. Et illi fratres, qui sunt matres, studeant manere remote ab omni persona et per obedientiam sui custodis custodiant filios suos ab omni persona, ut nemo possit loqui cum eis. Et isti filii non loquantur cum aliqua persona nisi cum matribus suis et cum custode suo, quando placebit ei visitare ipsos cum benedictione Dei. Filii vero officium matrum quandoque assumant, sicut vicissitudinaliter pro tempore visum fuerit eis disponendum. Qui omnia supradicta studiose et sollicite studeant observare.
Fonte: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae [L. Lemmens], Ad Claras Aquas (Quaracchi) 1904, pp. 83-84. Vai alla fonte.
Ammonizioni
Ventotto brevi insegnamenti spirituali, probabilmente raccolti dalle esortazioni che Francesco rivolgeva ai frati nei capitoli. Molti hanno la forma di beatitudini («Beato il servo…»).
Il testo completo, molto lungo, si legge in latino su questa edizione; la traduzione italiana integrale è nelle Fonti Francescane.
Testamento
Dettato poco prima della morte (1226), ripercorre la conversione di Francesco, dall’incontro con i lebbrosi agli inizi della fraternità, e raccomanda ai frati la fedeltà alla Regola senza glosse. Francesco lo definisce «ricordo, ammonizione, esortazione».
Leggi il testo in italiano
Il Signore fece grazia a me fra Francesco di così cominciare a far penitenza. Quando io ero ancora nei peccati, mi pareano i lebbrosi cosa troppa amara a vedere. Ma il Signore mi menò tra quelli e feci misericordia con loro. E allorché ne tornavo, ciò che prima m’avea vista di amaro mi si era convertito in dolcezza d’anima e di corpo.
E poi stetti poco ad uscire dal secolo. E il Signore mi diede tal fede nelle sue chiese, che io così semplicemente adoravo e dicevo: Ti adoriamo, o Santissimo Signor Gesù Cristo, qui e in tutte le chiese che sono nell’universo, e ti benediciamo, perchè col mezzo della santa tua Croce hai ricomperato il mondo. Appresso mi concedette il Signore così gran fede verso i sacerdoti che vivono secondo il rito della santa Chiesa di Roma, per rispetto dell’Ordine loro, che se mi fosse fatta persecuzione, voglio ricorrere a loro. E se avessi tutta la sapienza di Salomone, e mi avvenissi in sacerdoti poverelli in questo mondo, nelle chiese ove stanno io non vo’ a predicare contra lor volontà. E questi e gli altri tutti vo’ temere, amare e onorare come miei signori; e non voglio in loro considerare il peccato, perocché in essi io ravviso il Figliuol di Dio, e sono miei padroni. E fo così, perché in questo secolo corporalmente nulla altro veggo d’esso altissimo Figliuol di Dio, fuorché il sacratissimo Corpo e il santissimo Sangue suo, che soli essi consacrano, ed essi soli ministrano agli altri. E questi misteri santissimi voglio sopra ogni cosa avere in onore e riverenza, e collocare in luoghi preziosi. E dappertutto ove troverò in luoghi indecenti i Nomi santissimi e le parole di lui scritte, le voglio raccogliere, e prego che siano raccolte e collocate in luogo onesto. Dobbiamo inoltre onorare e riverire i Teologi tutti, e que’ che ci dispensano la divina parola, come coloro che ci dispensano e spirito e vita.
E posciaché il Signore mi pose alla cura de’ frati, non v’era chi mi mostrasse il da fare; ma dall’Altissimo stesso mi fu rivelato ch’io dovessi vivere a norma del Santo Vangelo. E io in poche parole e semplici feci ciò scrivere, e il signor Papa me lo raffermò. Que’ che venivano a pigliare questo modo di vivere distribuivano ai poveri tutto quanto potevano avere. E ce ne stavamo contenti ad una tonaca sola, rattoppata di dentro e di fuori, a un cingolo e alle mutande; senza più.
Noi chierici dicevamo l’Uffizio siccome gli altri chierici; i laici dicevano i Paternostri; e ci trattenevamo assai volontieri nelle chiese; ed eravamo idioti, e a tutti soggetti. Io lavoravo con le mie mani, e voglio lavorare, e assolutamente impongo a tutti gli altri frati che lavorino di onesto lavorìo. E chi non sa, impari; non per cupidigia della mercede del lavoro, ma per il buon esempio, e per cansar ozio. E qualora la fatica non ci fosse pagata, facciamo ricorso alla mensa del Signore, limosinando a uscio a uscio. Mi fu rivelato da Dio che dovessimo fare il saluto così: Il Signore ti dia pace. Si guardino bene i frati di non accettare in modo veruno chiese, abitazioni e tutt’altre cose fatte per loro, ove non fossero conformi alla santa povertà che nella Regola abbiamo promessa; e sempre ivi dimorino come ospiti e peregrini. Comando fermamente per obbedienza a tutti i frati, in qualunque luogo elli siano, di non si ardire a domandare lettera alcuna nella Corte di Roma, da se stessi o per mezzo d’altrui, né per la chiesa, né per altro luogo, né sotto specie di predicazione, né per essere perseguitate le loro persone; ma dovunque non saranno voluti ricevere, fuggano in altro paese a far ivi penitenza con la benedizione di Dio.
Io voglio costantemente obbedire al Ministro Generale e al Guardiano che gli piacerà di darmi: e mi vo’ mettere nelle sue mani per forma, che io non possa né andare né fare al di là del suo volere, perocché egli è mio signore. E quantunque io sia semplice ed infermo, nondimeno vo’ sempre un chierico che mi reciti l’Uffizio come prescrive la Regola. E tutti gli altri frati siano per obbedienza tenuti ad obbedire a’ loro Guardiani, e a dir l’Uffizio secondo la Regola. E se per avventura si trovassero di quelli che non dicessero l’Uffizio secondo la Regola, e volessero in qualche modo variarlo, o non fossero cattolici, i frati tutti, in qualunque luogo essi siano, trovato dovecchessia un di costoro, debbono, in virtù di obbedienza, presentarlo al più vicino Custode di quel luogo ove l’avranno trovato. Il qual Custode sia per obbedienza tenuto a guardarlo severamente di dì e di notte, come uomo in catene, di guisa che non possa uscirgli di mano, insino a tanto che egli stesso in persona non l’abbia dato nelle mani del suo Ministro. E il Ministro sia fermamente tenuto per obbedienza a farlo scortare per tali frati che dì e notte lo guardino come uomo stretto in catene, sinché non l’abbiano presentato al signor d’Ostia, che è il signor protettore, e correttore di questa Fraternità.
E non stiano a dire i frati: la è questa un’altra Regola; imperocché egli è questo un ricordo, un ammonimento, un’esortazione, e il Testamento mio, ch’io frate Francesco, minimo vostro, faccio a voi, fratelli miei benedetti, affinché più cattolicamente da noi si osservi la Regola che abbiamo promessa al Signore.
E il Ministro Generale e tutti gli altri Ministri e Custodi siano per obbedienza tenuti di non aggiungere e levare in queste parole. E sempre abbiano con seco questo scritto appresso la Regola. E in tutt’i Capitoli che fanno, quando leggon la Regola, leggano altresì queste parole. Impongo inoltre fermamente per obbedienza a tutti i miei frati, chierici e laici, di non fare la chiosa alla Regola né a queste parole, con dire: Le vanno intese così. Ma siccome il Signore mi ha dato di puramente e semplicemente dire e scriver la Regola e queste parole, così voi dovete intenderle semplicemente e puramente senza glossa, e con santa operazione osservarle insino alla fine.
E chi osserverà ciò sia in cielo ripieno della benedizione dell’altissimo celeste Padre, e ripieno in terra della benedizione del diletto Figliuol suo, col santissimo Spirito Paraclito, con tutte le Virtù de’ cieli e tutti i Santi. E io fra Francesco, minimo tra voi, e servo nel Signore, per quanto posso, vi confermo dentro e fuori questa santissima benedizione. Amen.
Traduzione ufficiale dei Frati Minori (Quaracchi 1914), riprodotta da p. Vittorino Facchinetti nel 1921. Fonte.
Il testo originale in latino
Dominus ita dedit mihi fratri Francisco incipere faciendi poenitentiam: quia, cum essem in peccatis, nimis mihi videbatur amarum videre leprosos. Et ipse Dominus conduxit me inter illos et feci misericordiam cum illis. Et recedente me ab ipsis, id quod videbatur mihi amarum, conversum fuit mihi in dulcedinem animi et corporis; et postea parum steti et exivi de saeculo. Et Dominus dedit mihi talem fidem in ecclesiis, ut ita simpliciter orarem et dicerem: Adoramus te, Domine Jesu Christe et ad omnes ecclesias tuas, quae sunt in toto mundo, et benedicimus tibi, quia per sanctam crucem tuam redimisti mundum. Postea Dominus dedit mihi et dat tantam fidem in sacerdotibus, qui vivunt secundum formam sanctae ecclesiae Romanae propter ordinem ipsorum, quod si facerent mihi persecutionem, volo recurrere ad ipsos. Et si haberem tantam sapientiam, quantam Salomon habuit, et invenirem pauperculos sacerdotes huius saeculi, in parochiis, quibus morantur, nolo praedicare ultra voluntatem ipsorum. Et ipsos et omnes alios volo timere, amare et honorare sicut meos dominos. Et nolo in ipsis considerare peccatum, quia Filium Dei discerno in ipsis, et domini mei sunt. Et propter hoc facio, quia nihil video corporaliter in hoc saeculo de ipso altissimo Filio Dei, nisi sanctissimum corpus et sanctissimum sanguinem suum, quod ipsi recipiunt et ipsi soli aliis ministrant. Et haec sanctissima mysteria super omnia volo honorari, venerari et in locis pretiosis collocari. Sanctissima nomina et verba eius scripta, ubicumque invenero in locis illicitis, volo colligere et rogo, quod colligantur et in loco honesto collocentur. Et omnes theologos et qui ministrant sanctissima verba divina, debemus honorare et venerari, sicut qui ministrant nobis spiritum et vitam (cfr. Joa 6,64).
Et postquam Dominus dedit mihi de fratribus, nemo ostendebat mihi, quid deberem facere, sed ipse Altissimus revelavit mihi, quod deberem vivere secundum formam sancti Evangelii. Et ego paucis verbis et simpliciter feci scribi et dominus papa confirmavit mihi. Et illi qui veniebant ad recipiendam vitam, omnia quae habere poterant (Tob 1,3), dabant pauperibus; et erant contenti tunica una, intus et foris repeciata, cum cingulo et braccis. Et nolebamus plus habere. Officium dicebamus clerici secundum alios clericos, laici dicebant: Pater noster; et satis libenter manebamus in ecclesiis. Et eramus idiotae et subditi omnibus. Et ego manibus meis laborabam, et volo laborare; et omnes alii fratres firmiter volo, quod laborent de laboritio, quod pertinet ad honestatem. Qui nesciunt, discant, non propter cupiditatem recipiendi pretium laboris, sed propter exemplum et ad repellendam otiositatem. Et quando non daretur nobis pretium laboris, recurramus ad mensam Domini, petendo eleemosynam ostiatim. Salutationem mihi Dominus revelavit, ut diceremus: Dominus det tibi pacem. Caveant sibi fratres, ut ecclesias, habitacula paupercula et omnia, quae pro ipsis construuntur, penitus non recipiant, nisi essent, sicut decet sanctam paupertatem, quam in regula promisimus, semper ibi hospitantes sicut advenae et peregrini (cfr. 1 Petr 2,11). Praecipio firmiter per obedientiam fratribus universis, quod ubicumque sunt, non audeant petere aliquam litteram in curia Romana per se neque per interpositam personam, neque pro ecclesia neque pro alio loco neque sub specie praedicationis neque pro persecutione suorum corporum; sed ubicumque non fuerint recepti, fugiant in aliam terram ad faciendam poenitentiam cum benedictione Dei.
Et firmiter volo obedire ministro generali huius fraternitatis et alio guardiano, quem sibi placuerit mihi dare. Et ita volo esse captus in manibus suis, ut non possim ire vel facere ultra obedientiam et voluntatem suam, quia dominus meus est. Et quamvis sim simplex et infirmus, tamen semper volo habere clericum, qui mihi faciat officium, sicut in regula continetur. Et omnes alii fratres teneantur ita obedire guardianis suis et facere officium secundum regulam. Et qui inventi essent, quod non facerent officium secundum regulam, et vellent alio modo variare, aut non essent catholici, omnes fratres, ubicumque sunt, per obedientiam teneantur, quod ubicumque invenerint aliquem ipsorum, proximiori custodi illius loci, ubi ipsum invenerint, debeant repraesentare. Et custos firmiter teneatur per obedientiam ipsum fortiter custodire, sicuti hominem in vinculis die noctuque, ita quod non possit eripi de manibus suis, donec propria sua persona ipsum repraesentet in manibus sui ministri. Et minister firmiter teneatur per obedientiam mittendi ipsum per tales fratres, quod die noctuque custodiant ipsum sicuti hominem in vinculis, donec repraesentent ipsum coram domino Ostiensi, qui est dominus, protector et corrector totius fraternitatis. Et non dicant fratres: Haec est alia regula; quia haec est recordatio, admonitio, exhortatio et meum testamentum, quod ego frater Franciscus parvulus facio vobis fratribus meis benedictis propter hoc, ut regulam, quam Domino promisimus, melius catholice observemus.
Et generalis minister et omnes alii ministri et custodes per obedientiam teneantur, in istis verbis non addere vel minuere. Et semper hoc scriptum habeant secum iuxta regulam. Et in omnibus capitulis, quae faciunt, quando legunt regulam, legant et ista verba. Et omnibus fratribus meis clericis et laicis praecipio firmiter per obedientiam, ut non mittant glossas in regula neque in istis verbis dicendo: Ita volunt intelligi. Sed sicut dedit mihi Dominus simpliciter et pure dicere et scribere regulam et ista verba, ita simpliciter et sine glossa intelligatis et cum sancta operatione observetis usque in finem.
Et quicumque haec observaverit, in caelo repleatur benedictione altissimi Patris et in terra repleatur benedictione dilecti Filii sui cum sanctissimo Spiritu Paraclito et omnibus virtutibus caelorum et omnibus sanctis. Et ego frater Franciscus parvulus, vester servus, quantumcumque possum, confirmo vobis intus et foris istam sanctissimam benedictionem.
Fonte: la.wikisource (testo critico di K. Esser; numeri dei versetti rimossi). Testo PD anche in Quaracchi 1904, pp. 77-82. Vai alla fonte).
Testamento di Siena
Breve testamento dettato a Siena nella primavera del 1226, durante una grave crisi della malattia: Francesco benedice tutti i frati presenti e futuri e chiede che si amino, amino la povertà e restino fedeli alla Chiesa.
Scrivi che io benedico tutti i miei frati che sono nell’Ordine e quelli che vi entreranno fino alla fine del mondo… Poiché per la debolezza e il dolore della malattia non riesco a parlare, manifesto brevemente ai miei frati la mia volontà in queste tre parole: in segno del ricordo della mia benedizione e del mio testamento, si amino sempre gli uni gli altri; amino sempre e osservino la nostra signora, la santa povertà; e siano sempre fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa.
Traduzione a cura del sito, dal testo originale riportato qui sotto.
Il testo originale in latino
Scribe qualiter benedico cunctis fratribus meis, qui sunt in religione et qui venturi erunt usque ad finem saeculi… Quoniam propter debilitatem et dolorem infirmitatis loqui non valeo, breviter in istis tribus verbis patefacio fratribus meis voluntatem meam, videlicet: ut in signum memoriae meae benedictionis et mei testamenti semper diligant se ad invicem, semper diligant et observent dominam nostram sanctam paupertatem, et ut semper praelatis et omnibus clericis sanctae matris ecclesiae fideles et subiecti exsistant.
Fonte: Testo critico di K. Esser (Opuscula S. P. Francisci Assisiensis, Grottaferrata 1976/1978), trascritto su franciscanos.org (Directorio Franciscano). Vai alla fonte.
Attribuiti a Francesco, ma non suoi
Testi molto conosciuti che la tradizione ha messo sotto il nome di Francesco, ma che non sono suoi.
Preghiera semplice («O Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace»)
Non è di san Francesco: è una preghiera francese anonima pubblicata nel dicembre 1912 a Parigi sul bollettino «La Clochette» (n. 12, p. 285) della Ligue de la Sainte-Messe, forse scritta dal fondatore p. Esther Bouquerel. Nel 1916 L’Osservatore Romano ne pubblicò la versione italiana; verso il 1920 fu stampata sul retro di un’immaginetta di san Francesco e dal 1927 il movimento protestante francese «Les Chevaliers du Prince de la Paix» la attribuì al santo.
Il testo italiano che si recita oggi è una traduzione moderna e per questo non è riportato qui. Ne esprime comunque bene lo spirito, ed è giusto ricordarlo per quello che è: una bella preghiera nata sette secoli dopo Francesco.
Laude in volgare attribuite a Francesco («In foco l’amor mi mise», «Amor de caritate»)
Due laude mistiche in volgare che Luca Wadding (1623) e le edizioni ottocentesche, compresa quella del 1880, stampavano tra gli opuscoli di Francesco. La critica le esclude dagli scritti del santo: «Amor de caritate» è una lauda di Jacopone da Todi e «In foco l’amor mi mise» è opera di area iacoponica.
Le canzoni dedicate a Francesco
«Fratello sole, sorella luna» (1972)
È la canzone più legata a Francesco, conosciuta da tutti anche come «Dolce sentire». Fa parte della colonna sonora italiana del film di Franco Zeffirelli «Fratello sole, sorella luna» (1972) sulla giovinezza del santo: una preghiera in musica che riprende lo spirito del Cantico delle creature ed è entrata stabilmente nei canti delle parrocchie.
Nel 2026, per gli 800 anni dalla morte di Francesco, Baglioni l’ha incisa di nuovo in versione sinfonica, con un videoclip girato nella Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi. Ne esistono versioni ufficiali anche di Andrea Bocelli (2020) e di Laura Pausini (2026). Il testo della canzone è protetto dal diritto d’autore e per questo non è riportato: si ascolta nei video ufficiali.
Altre canzoni ispirate a Francesco
«TAU in segno d’amore»
Brano scritto da Claudio Baglioni per gli 800 anni dalla morte di Francesco, uscito nell’ottobre 2026 insieme alla nuova versione di «Fratello sole, sorella luna». È intitolato al Tau, il segno che Francesco usava come firma e che è anche il simbolo dei Cavalieri.
«Il cantico delle creature»
Apre «L’infinitamente piccolo», l’album che Branduardi ha dedicato interamente a Francesco partendo dalle fonti francescane, con il testo di Luisa Zappa ispirato al Cantico.
«Audite poverelle»
Le parole che Francesco scrisse per Chiara e le sorelle di San Damiano, cantate con un arrangiamento di sapore popolare e rinascimentale.
«La predica della perfetta letizia»
Il dialogo dei Fioretti tra Francesco e frate Leone sulla vera gioia, quasi una predica cantata.
«Il sultano di Babilonia e la prostituta»
Ballata tratta dai Fioretti (cap. XXIV), sull’episodio del viaggio di Francesco in Oriente presso il sultano.
«Laudato sii»
Il canto finale del musical di Michele Paulicelli che dal 1981 racconta la vita di Francesco: rilegge in chiave popolare il Cantico delle creature ed è diventato un classico di oratori e cori parrocchiali.
«Canzone di San Damiano»
L’altro brano della colonna sonora italiana del film di Zeffirelli, intitolato alla chiesetta di San Damiano che il giovane Francesco restaurò con le proprie mani. Non ne esiste un video ufficiale.
Altre canzoni, da Sergio Endrigo a Vinicio Capossela, e la musica classica ispirata a Francesco sono nella pagina Francesco nelle arti. I video si caricano solo se accetti i contenuti esterni.
Le fonti dei testi
- Testi latini: Opuscula sancti patris Francisci Assisiensis, Quaracchi 1904 (archive.org), e l’edizione critica di Kajetan Esser (1976-1978) come trascritta da Wikisource e dal Directorio Franciscano.
- Testi in volgare: Wikisource.
- Traduzioni: Opuscoli del serafico patriarca S. Francesco d’Assisi, Firenze 1880 (archive.org); V. Facchinetti, San Francesco d’Assisi nella storia, nella leggenda, nell’arte, Milano 1921 (archive.org); Fioretti di san Francesco (Wikisource).
Per segnalare un errore o un testo mancante, scrivi all’associazione.
